San Patrizio Livorno Festival: il giorno dopo

Dovevano essere dei caminetti e hanno appiccato un incendio. Quando la band di padovani irlandofili The Fireplaces ha cominciato a far salire tutto il pubblico sul palco dell’ex Cinema Aurora di Livorno, allora è stato chiaro: ne avevamo messa di carne al fuoco.

Max O’Rover, sì lui, il nostro autore de Il giorno che incontrammo Roddy Doyle e de La terza vita, cantava a squarciagola mentre Caterino “Washboard” Riccardi guidava i suoi a suon di chitarre, tastiere e contrabbassi e io pensavo alle giornate memorabili dell’edizione zero del San Patrizio Livorno Festival.

Luogo e occasione di libri per Antonio Tombolini Editore che ha portato sul palco ben quattro romanzi saldamente legati all’Irlanda e raccontanti attraverso le letture dell’attore toscano Claudio Monteleone: Il peso sul cuore di Amanda Melling e Aritmie d’Irlanda di Monica Gazzetta oltre ai due romanzi di Max O’Rover.

Il tutto mescolato agli altri ospiti, ai libri, ai personaggi, alle lezioni di filosofia: Federico Platania (tra l’altro prossimo autore Tombolini per la collana Oscura) a parlare di Samuel Beckett e a smontarci Godot, mentre il sangue dei conflitti rimasti dietro l’angolo ci si gelava nelle vene attraverso la lettura di Bobby Sands. Un’utopia irlandese di Riccardo Michelucci (edizioni Clichy, come La figlia del partigiano O’Connor raccontata dal sottoscritto duettando con Max O’Rover).

Ancora la questione irlandese affrontata nientepopodimeno che da Karl Marx, come ci ha raccontato il giovane filosofo Simone Farinella.

Poi il racconto potentemente al femminile, perduto tra storia e brughiera, di Lorenza Marcelli che ha narrato il suo Alice Kyteler – La strega di Kilkenny.

Insomma, la benedizione al San Patrizio Livorno Festival della scrittrice Catherine Dunne non è stata spesa a caso.

E poi quell’annuncio: il prossimo anno all’edizione numero uno, quella vera (questa, la numero zero, è stato un po’ un gioco, un serissimo e riuscitissimo gioco), ci sarà uno dei più grandi scrittori irlandesi viventi, quel John Banville vincitore del Booker Prize nel 2005 e tanto, tanto in odore di Nobel.

Anche noi ci saremo.

E sarà un bel ponte tra l’Italia e l’Irlanda.

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