Premio Nazionale ‘Teatro Aurelio’: la vittoria di Alessandro Zignani con ‘Il Re degli Elfi’

Ospitiamo una dichiarazione del nostro Autore e Curatore di Collana, Alessandro Zignani, sulla sua vittoria al ‘Premio Nazionale Teatro Aurelio’.

il teatro delle ombreIl mio ‘Il Re degli Elfi’ ha vinto il Premio Speciale della Giuria nella sesta edizione del ‘Premio Nazionale Teatro Aurelio’, a Roma.

La pièce teatrale fa parte della raccolta ‘Il teatro delle ombre’, edita da Antonio Tombolini Editore nella collana “Il canto della terra”.

Il riconoscimento mi arriva dopo anni di lavoro per creare un teatro dove musica e scena interagiscano a creare un dialogo dove le divisioni tra i due linguaggi, cadendo, diano origine a una “opera d’arte totale”.

‘Il Re degli Elfi’ è un lavoro su Schubert, il Viandante della musica, il “suicidato” della società viennese, e sulla shoah ebraica, nonché sulla deformazione criminale a fini di propaganda cui il nazismo condannò la musica tedesca.

Scrivendolo volevo far riflettere sulle leggi della manipolazione, sull’elaborazione di ogni perdita, sulla ricerca di un senso al di là del tempo: su tutto ciò a cui secondo me serve la musica, oggi ridotta per lo più a un accompagnamento più o meno piacevole delle attività quotidiane.

Sono felice di avere ottenuto il premio da una giuria di uomini di teatro, e che la loro scelta del mio testo sia stata stimolata proprio dal tentativo che ho attuato di rendere la musica una drammaturgia, qualcosa le cui emozioni siano non fantasmi dei sensi, ma figure e destini umani.

Non a caso ho destinato ‘Il teatro delle ombre’ a inaugurare la collana di Antonio Tombolini Editore che dirigo, ‘Il canto della terra’, la cui connotazione è cercare nella musica un dialogo e una interazione tra culture e discipline diverse.

Trovo che il peccato mortale della nostra cultura sia la riduzione, in essa, dell’Umanesimo a una serie di linguaggi tecnici non comunicanti tra loro, una fobica segregazione dei sentimenti nelle gabbie di idee modulari che significano solo se stesse, e nella cui ricorsività l’essere umano in quanto soggetto sofferente e desiderante: la sua “malattia dell’infinito”, non hanno parte alcuna.

Grazie, dunque, ad Antonio Tombolini, per avere dato voce alla mia poesia, e la sua ricerca di una via di passaggio tra suoni e parole.

 

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