6 Nazioni Letterario: Scozia – ‘Il terzo tempo del dottor Jekyll e del signor Gray’ – Nane Cantatore

6 Nazioni Letterario: Scozia – ‘Il terzo tempo del dottor Jekyll e del signor Gray’ –  Nane Cantatore

IL TERZO TEMPO DEL DOTTOR JEKYLL E DEL SIGNOR GRAY – Nane Cantatore – 6 Nazioni letterario. Segui il 6 Nazioni letterario sulla nostra pagina Facebook e #6Nletterario su @ATeditore.

Lo scozzese Robert Louis Stevenson e l’irlandese Oscar Wilde hanno scritto i due libri forse più rivelatori sull’animo inglese: due romanzi costruiti attorno alla figura del doppio che, come si sa, è un’invenzione dei tedeschi, almeno nel senso moderno. Che si siano voluti tedeschi, irlandesi e scozzesi per capire qualcosa degli inglesi la dice lunga sul riserbo di questi ultimi e sulla loro incapacità di introspezione, ma non è questo il punto.

Il punto è che il doppio di Wilde è un’ossessione segreta e oscura, una colpa inconfessabile, incompatibile con la vita brillante del dandy di buona società, provocatorio e ribelle quanto non guasta, e non più: una perfetta metafora dell’omosessualità in età vittoriana, ma anche il retaggio di un’identità irriducibilmente cattolica e irlandese.

Il doppio di Stevenson, invece, è un tragico fracassone, la pulsione primitiva che ogni gentleman tiene a bada, ma che è pronta a erompere non appena si perde il controllo: per portare alla luce mister Hyde non serve nessuna evocazione o magia, basta bere un goccio di troppo. Lo scandalo di Dorian Gray è l’inconciliabilità dell’identità perbene con i segreti che cela, l’accumularsi di un debito fisico e morale che è prodotto proprio da quella vita brillante e sprezzante che fa tanto fico: è il rovescio della medaglia, come i giochetti finanziari della tigre celtica.

Lo scandalo di Hyde è la pretesa di essere sempre il proprio sé dionisiaco, la pretesa del rozzo ubriacone dai modi proletari e dall’intelletto rapace di essere più vero e più autentico dello scialbo gentiluomo che si sa portare in società, è la voglia scozzese di indipendenza, se non altro per fare marameo agli inglesi e tirarsi su il kilt.

Sì, ok, ma tutto questo c’entra qualcosa con il rugby, o è solo un modo per sfangarla su Scozia e Irlanda con qualche frase fatta?

Beh, c’entra eccome: perché il rugby visto dagli inglesi, che lo hanno inventato, è la quintessenza di questa duplicità, il famoso sport da coatti giocato da gentiluomini; visto dagli scozzesi, dagli irlandesi e da tutto quel Commonwealth proletario, puzzone e selvatico che si è andato a far sbudellare a ogni angolo dell’impero, ecco il rugby visto da quelli è la vita di tutti i giorni, fatta di fango, sudore, corse e legnate, in cui tocca darsi una mano con i compagni se si vuole arrivare alla fine e in cui non hai nessuna ragione per prendertela con uno che gioca con una maglia diversa dalla tua, perché ha la faccia sporca dello stesso fango.

Il terzo tempo è un nobile gesto di sportsmanship per chi viene dalle scuole posh e sa che in fondo, comunque sia andata la partita, si è sempre già vinto; per gli altri, è la fine delle ostilità, è tirare il fiato dopo una giornataccia, è la ribellione del carnevale, è Gray che per un momento si permette di assomigliare al suo ritratto, è Hyde che si è bevuto la fialetta magica, e mica solo quella.

La fratellanza della taverna, che unisce i minatori del Galles e quelli del Queensland, i pecorai del Donegal e quelli della nuova Zelanda, i pescatori scozzesi e quelli bretoni, dove l’alcol non è il lubrificante sociale che rende più spiritosa la conversazione ma il combustibile che fa girare il motore, e dove non ci sono risse perché si è già dato in campo, con la coscienziosità e il ritegno della sobrietà, in modo da potersi ubriacare senza ansie e senza timori: ecco, il terzo tempo è ritrovarsi al di là della vittoria e della sconfitta, perché vincere e perdere interessano solo ai dottor Jeckyll di questo mondo, gli Hyde tengono più a vivere.

Così scenderanno in campo le maglie verdi e quelle blu, con le cornamuse in testa, la palla in mano e un bel po’ di whisky presto in corpo.

Sperando che sia whisky scozzese, quell’intruglio irlandese se lo bevano loro.

Scrivi commento

Your email address will not be published. Required fields are marked *