6 Nazioni Letterario: Inghilterra – ‘Britanni Pictis Adversus’ – Angelo Ricci

6 Nazioni Letterario: Inghilterra – ‘Britanni Pictis Adversus’ –  Angelo Ricci

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Il vento trasportava l’afrore delle valli, delle foreste e dei prati e gli ricordava il profumo delle fessure più deliziose e intime del corpo della sua concubina. Ogni nemico possiede un odore che lo distingue, così come ogni donna emana un dolce profumo che può diventare un nemico.

Elesbed amava vestirsi di preziosi tessuti color del cielo, tessuti che lui le donava per suggellare ogni volta il loro patto di sensi e di carne e non gli sembrò innaturale che i corpi oltraggiosi e nudi dei nemici fossero dipinti di quello stesso colore che rifletteva il cielo, perché i sensi e la carne sono le legioni di una battaglia al cui termine spesso regna la morte, quella stessa morte che avrebbe regnato al termine di quella giornata.

I piccoli e veloci destrieri dei fedeli alleati Cantiaci, Dumnoni e Iceni parevano balocchi per bimbi se paragonati a quelli maestosi dei catafratti persiani che, presi prigionieri in quelle calde terre mesopotamiche da cui si poteva scorgere l’imponenza della città di Ctesifonte, avevano avuto salva la vita abiurando il loro imperatore e mettendosi al servizio dell’aquila trionfante.

Al centro dominavano loro, le tre legioni inviate dal Caesar, carapaci metallici e mostruosi che apparivano come le gigantesche creature spaventose che stavano a guardia dei confini del mondo.

Se si voltava solo per un momento a inalare l’acre miscuglio di coraggio sovrumano e di paura animale che emanava dai miliardi di pori delle migliaia di soldati dell’esercito imperiale poteva scorgere la pietra grigia delle fortificazioni del Vallo di Adriano che da Luguvallium arrivava fino a Pons Aelii, separando l’ordine della civiltà dal caos primordiale della barbarie.

Fu un urlo immondo a preannunciare le orribili movenze di migliaia di esseri dai corpi dipinti di blu che, nella loro ignobile nudità, correvano verso il fronte dei legionari e dei fedeli alleati britanni, così come la lava che aveva distrutto Pompei era discesa incandescente dalle pareti del Vesuvio.

Una pioggia di frecce andò a schiantarsi sulle legioni che si erano chiuse a testuggine mentre la sozzura barbara si avvicinava mostrando orribili effigi di divinità sconosciute tatuate sui corpi blu e completamente glabri dei nemici. Capigliature che scendevano fino alla vita ne mostravano l’oscena bestialità impedendo di discernere chi tra loro fosse maschio e chi invece femmina.

I tribuni infatti gli avevano appena portato la notizia che gli esploratori mandati in avanscoperta avevano riferito che l’orda era composta sia da uomini che da donne e che le seconde parevano ben più inferocite dei primi.

Quella odiosa lava barbara si avvicinava sempre di più minacciando l’ordine secolare delle città e dei villaggi. I Britanni alleati già fremevano impazienti per contrattaccare disordinatamente, palesando in tal modo la loro origine anch’essa barbara pur se mondata da secoli di comunanza con gli usi e le leggi di Roma.

Guardò avanti a sé, sopprimendo la domanda che da molti anni si stava facendo strada attraverso le mura della fortezza della sua mente e che aveva a che fare con la malcelata sensazione che l’ordine e le leggi di Roma poggiavano solo sulla forza di resistere ai barbari e che quella forza, così come aveva avuto un principio, così avrebbe avuto una fine.

Al suo ordine i legionari iniziarono a battere ritmicamente i gladii sugli scudi e a urlare a pieni polmoni il grido di guerra, il barritus.

Fu uno scatto secco quello dei cavalieri britanni e persiani che si gettarono al galoppo partendo dalle ali dello schieramento.

Le tre legioni romane avanzarono come un muro di pietra indistruttibile e il fracasso metallico delle armi che cozzavano le une contro le altre assordò il mondo. Così come il ferro liquido scorre nei canaletti di legno che lo conducono ad assumere la forma desiderata dal fabbro, così l’orrida lava blu dei barbari si fuse nel magma dell’esercito imperiale in una nuvola di polvere e di sangue.

Sì ricordò di Ammiano Marcellino che aveva chiamato quei barbari col nome di Pitti e prima di morire colpito da una freccia pensò al bellissimo corpo di Elesbed vestito con una tunica color del cielo.

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