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Prezzi giusti per i prodotti dell'Agricoltura Locale (ovvero quanto vale la farina di castagne raccolte a mano, seccate a fuoco e macinate a pietra?) In Liguria, l’agricoltura locale è fatta da contadini che abitano una terra aggrappata alle montagne; i loro prodotti sono di piccola scala spesso hanno un sapore eccellente e un elevato valore culturale e ambientale; ma è raro che questo valore sia comunicato nei suoi molti aspetti ed è raro che il lavoro dell’agricoltore sia compensato correttamente; eppure la base del prezzo del prodotto dovrebbe essere definita proprio dal lavoro che occorre per produrlo e, per fare apprezzare lo scarto di costi rispetto ai prodotti della grossa distribuzione, dal riconoscimento del suo valore complessivo. Partiamo dalla riflessione sul valore e prendiamo un esempio: la farina di castagne prodotte da Franca Damico, un’agricoltrice della Valgraveglia, alle spalle di Chiavari. Le sue sono castagne di varietà tradizionali, raccolte a mano, seccate a fuoco nell’essicatoio di casa e macinate in un mulino a pietra. Quanto valore c’è in un sacchetto di quella farina prodotta così? Quando dietro alla sua produzione vive un bosco e un pezzo di azienda; quando si mantiene un pascolo per alcuni animali e si assicura un letto di foglie per altri; quando il ciclo di produzione non implica costi indiretti per la collettività – come sono l’inquinamento e l’erosione della terra e della biodiversità ... - ma benefici comuni. Infatti, come potremmo chiamare, se non “benefici comuni”, un bosco pulito, un pezzo di montagna che resta in piedi e non scivola a valle con la prima pioggia, una pagina di cultura che può continuare a essere letta da tutti e la possibilità di conoscere e assaporare piatti che per tanto tempo hanno sfamato la gente della montagna e ancora vivono, anche se sbiaditi nella memoria? Quanto valore viva dietro a quella farina, lo racconta chi la produce. E il racconto comincia così:
E i prezzi? I prezzi – si sa - li detta il mercato, temperando la domanda con l’offerta, oppure li gonfia la pubblicità o la moda. Ma si può adottare anche un altro punto di vista: Franca dal suo lavoro vorrebbe ricavare 7 euro l’ora (pare dignitoso: quanti accetterebbero di lavorare per meno?) e, con questo obiettivo, ha provato a definire il costo delle sue castagne. Così – se anche chi vende dichiara quanto ricarica - il prezzo diventa trasparente e la sua costruzione non è più né un mistero o una lotteria del mercato, né un capriccio.
Possono sembrare prezzi elevati se li confrontiamo con i prezzi dell’agricoltura industriale e della grossa distribuzione, quell’agricoltura che spesso genera più costi indiretti che benefici comuni; ma se si vuole riconoscere all’agricoltore locale un compenso dignitoso, se si vuole provare a uscire dalla dittatura del mercato e delle sue regole - quelle che tagliano fuori i piccoli produttori - e se pensiamo a tutto ciò che sta dietro alle castagne prodotte su questi monti - raccolte a mano, seccate a fuoco e macinate a pietra - e a ciò che la loro produzione contribuisce a mantenere in vita (una parte di montagna con la sua storia3, la sua cultura e la sua economia), allora non sono né elevati né bassi, sono solo prezzi giusti.
[1] Storico, direttore del Consorzio della Quarantina (v. Roma, 12 - 16019 Ronco Scrivia GE - m_angelini@libero.it) [2] Agricoltrice, titolare dell'Azienda Agricola Rue de Zerli (v. Zerli, 51 - 16040 Ne/Valgraveglia GE - franca.damico@libero.it) [3] Un’ultima, necessaria riflessione: abitare questi monti come fa Franca Damico non è nostalgia per il passato, ma è un modo di interpretare un futuro possibile. E nel fare questo Franca non è sola: sono molti i giovani come lei che continuano (o sono venuti) a lavorare sulle fasce, e molti di loro fanno parte di una rete e condividono un progetto comune. Sono i custodi delle varietà locali, i testimoni di un tempo che è appena passato e di un tempo che, insieme, stiamo costruendo. |
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