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Gli ingredienti del vino
Dal prossimo 20 dicembre i produttori di vino neo-zelandesi dovranno indicare in etichetta le sostanze potenzialmente allergeniche. La questione è tuttora dibattuta, e molti produttori sostengono che tale norma (valida per tutti gli altri alimenti) non dovrebbe applicarsi perché non è possibile, il più delle volte, rilevare analiticamente la presenza di tali sostanze nel vino.
Facciamo un esempio: per la finitura e la chiarificazione del vino vengono spesso usate sostanze (naturalmente innocue) come l’albume, o la caseina, o la colla di pesce. Si tratta di sostanza nei confronti delle quali alcune persone mettono in atto reazioni allergiche. La nuova norma dice che – a tutela di queste persone – l’etichetta deve indicare anche nel vino la presenza di quelle sostanze.
Alcuni produttori ribattono però che quelle sostanze vengono usate e poi eliminate dal vino, e che certo non si può avere la certezze assoluta che non ne resti alcuna traccia, ma si tratterebbe comunque di tracce così minime da non poter essere rilevate analiticamente.
Il dibattito si svolge tra questi due poli. Quale posizione prendere? Beh, non fosse altro che per un banale principio di prudenza, direi che indicare comunque la possibilità che il vino – trattato in quella maniera – possa contenere tracce anche minime di quelle sostanze è un’informazione da dare. Ma detto questo, diciamo anche un’altra verità: negli ultimi 10 anni è stato rilevato in Nuova Zelanda un solo caso di allergia di cui sia sospetta (e non certa) la derivazione dal consumo di vino.
Come mai tutti si scaldano così tanto? E’ davvero l’allergia, la salute, il tema su cui confrontarsi? O questo dibattito nasconde qualcos’altro?
Per quanto mi riguarda, sono da tempo che in ballo ci sia molto di più. In ballo c’è la disponibilità, da parte dei produttori, di indicare chiaramente quali sostanze vengono usate e quali e quanti processi di lavorazione quel vino subisce. Si tratta di sostanze innocue? Tanto meglio! Si tratta di processi non solo necessari ma perfino utili? Ne siamo felici: ci informino e vengano chiaramente indicati in etichetta. Non per ipocriti motivi di salute. Ma per una semplice esigenza di informazione alimentare cui solo il vino sfugge: cominciamo con l’elencare gli ingredienti, almeno quelli.
Sono sempre di più i viticoltori che stanno intraprendendo per la loro produzione la strada della biodinamica e della riduzione al minimo dei processi e delle manipolazioni. Non si tratta più di qualche vignaiuolo originale o alternativo: anche qualche grande nome comincia a intraprendere questa via (l’alsaziano Zind-Humbrecht ne è solo l’ultimo esempio). Non sarà dunque che – a non volere la dichiarazione degli ingredienti e a tollerare solo dichiarazioni a scopo medico – sono quei produttori che non hanno alcuna voglia di farci sapere con che cosa e come è fatto il loro vino?
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