Simplicissimus, il blog di Antonio Tombolini

Wine Trends

Il pezzo settimanale di Antonio Tombolini sul vino per Bloomberg Investimenti
 

sabato 26 ottobre 2002

Le sorprese di una vendemmia mediocre

 

La vendemmia 2002 è stata un po’ ovunque, in Italia, piuttosto mediocre. Certo, non mancheranno microzone in cui, al contrario, la congiura del clima e dei terreni avrà giocato favorevolmente. Ma non mancano, e anzi abbondano, ampie zone in cui non si può esitare a definire questa annata letteralmente disastrosa.

 

Che effetti può avere una cattiva vendemmia sui vini e sui prezzi dei vini? Rispondere a questa domanda è forse meno ovvio e semplice di quanto possa sembrare di primo acchitto.

 

Prendiamo il caso del Piemonte, area tra le più colpite: su nebbioli, barbere e moscati l’inclemenza del tempo si è abbattuta quest’anno con particolare accanimento, determinando drastiche riduzioni quantitative insieme ad altrettanto prevedibili riduzioni dei livelli di qualità dell’annata.

 

Quali sono le reazioni che si possono riscontrare?

 

I primi a esporsi sono stati i vip, i grandi nomi del vino piemontese. La vendemmia era ancora in corso, e i suoi deludenti risultati erano già sotto gli occhi di tutti, ma costoro andavano già intonando un concorde ritornello: tutto va ben, madama la marchesa! Sì, è vero, ci hanno detto, c’è stata pioggia, grandine, niente sole... ma non da me!

 

Già: ognuno di essi si è precipitato a ringraziare la dea bendata perché proprio ad ognuno di essi, ma guarda un po’, aveva riservato quel vigneto, in quella posizione così particolare che sì, ha fatto grandine ovunque, ma non lì, provocando a loro, e solo a loro, riduzioni al massimo del 2, 3, 5%.

Dirò subito il mio sospetto: questi signori si sono abituati ormai da troppo tempo a lucrare lauti profitti dalle loro agognate bottiglie, la cui domanda supera sempre l’offerta. E di fronte magari a qualche impegno contrattuale frettolosamente assunto nei confronti di distributori e importatori, non se la sentono di rinunciare a tutto questo con una drastica riduzione delle quantità: no, da noi non è successo niente, ci dicono, anche se a noi pare più che strano. Cosa metteranno dentro le loro preziose bottiglie in questa disgraziata e avara annata 2002? Io ci andrei cauto.

 

Ma esaminiamo per un attimo le dinamiche di prezzo che un’annata sfavorevole come questa provoca. In termini di logica il discorso è semplice: con una vendemmia così, si hanno quantità decisamente inferiori, e una qualità anch’essa inferiore. Il produttore dovrà dunque subire il doppio effetto di un vino che dovrà essere proposto a prezzi inferiori, e di cui avrà meno bottiglie da vendere, preventivando fin d’ora una sensibile riduzione dei suoi ricavi. Questo è vero, ma è vero solo per il produttore onesto di vino di qualità: egli infatti dovrà rinunciare per esempio alle sue riserve e alle sue selezioni (produzioni a maggior valore aggiunto) e usare per quest’anno le migliori uvi per cavarne i suoi buoni vini di base. Ciò significa che scommettere sui produttori onesti potrebbe essere, nel 2002, un ottimo investimento.

 

Diversa è la situazione per i vini di massa e di bassa qualità. Qui la quantità è l’unico parametro significativo, e visto che le quantità prodotte saranno sensibilmente diminuite, c’è da aspettarsi, per quanto paradossale possa sembrare, un notevole aumento dei prezzi su questa fascia, che dovrà quindi fronteggiare una possibile forte crisi dovuta al binomio bassa qualità – prezzi più alti, determinando così una situazione molto favorevole per l’ulteriore passaggio di altre fette di consumo dal vino di massa al vino di qualità.

 

Queste sono le mie previsioni: alcuni grandi nomi tenteranno di raccontarci che tutto è andato bene e che non è cambiato niente, e il prezzo dei loro vini resterà ancora troppo alto; una notevole fascia e significativa di onesti produttori di ottima qualità metterà in vendita ottimi vini di base a prezzi molto interessanti, inferiori a quelli delle ultime annate; il vino di massa sarà costretto a praticare aumenti sensibili, fino al 20, 30%, spingendo così ancora più consumatori a fare il salto verso la fascia superiore.

 

Insomma, come si può vedere, non tutte le cattive vendemmie vengono per nuocere.


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