Simplicissimus, il blog di Antonio Tombolini

Wine Trends

Il pezzo settimanale di Antonio Tombolini sul vino per Bloomberg Investimenti
 

giovedì 27 giugno 2002

Imparare dalla Francia, anche dai suoi guai!

Sono stati resi noti il 14 maggio i risultati di un sondaggio svolto da Winespectator, riservato ai sottoscrittori della versione online della famosa rivista.

Conta ancora la Francia? è il titolo, impertinente ma chiarissimo, del sondaggio.

Particolarmente utile e istruttivo mi è sembrato l'esito della prima domanda: La Francia ha un problema di immagine?
Ora a noi verrebbe in mente che tutto si può dire dei vini francesi, tranne che non godano di un'altissima immagine e reputazione. Ma evidentemente non è così per il pubblico internazionale degli appassionati: la maggioranza, il 53% ha risposto Sì, il vino francese ha problemi di immagine.

Se si considera poi che alla domanda La Francia verrà definitivamente superata dagli altri produttori internazionali? i Sì raggiungono il 65%, forse è il caso di prendere sul serio le motivazioni addotte a proposito dei problemi di immagine dei vini francesi.

Ciò che balza agli occhi è il fatto che a fare il posizionamento, e quindi l'immagine non di questo o quel vino, ma di un Paese produttore come tale, non sono i vini eccezionali, ma i vini per così dire di base, quelli più accessibili.
Non a caso la motivazione più condivisa nel sondaggio circa i problemi d'immagine del vino francese suona così: un vino francese di base viene regolarmente battuto in termini di qualità da un vino di base del Nuovo Mondo. E l'altra è: la Francia non è scesa di livello nei vini top, ma non è più il meglio disponibile per quanto riguarda i vini più abbordabili, quelli per occasioni e acquirenti più normali.

Il vino italiano, a differenza di quello francese, sembra godere di una fase di immagine e di mercato trionfante. Ma i trionfalismi sono sempre pericolosi. Per esempio: è vero che nel sondaggio citato si parla dei problemi di immagine del vino francese. Ma è anche vero che del vino italiano non si parla affatto!

E invece di intimamente godere dei problemi altrui, sarebbe forse il caso di riflettere su questi, per interrogarsi circa i propri. Il mondo del vino italiano non sta forse rischiando di incappare esattamente nei problemi segnalati riguardo ai vini francesi? Non si sta forse puntando fin troppo sullo star system dei produttori superstar, enologi superstar, esperti superstar? E non si sta forse trascurando il fatto che l'immagine Italia, anche nel vino, potrà crescere solo costruendo solide basi, e non splendide eccezioni, di qualità elevata e allo stesso tempo accessibile? C'è un imperativo per questo, un'espressione inglese intraducibile ma in compenso comprensibilissima: essere consistent. E' questo il momento: il vino italiano si trova a un bivio. Ha da scegliere la strada dei grandi, grandissimi vini, isolati in un panorama di mediocrità. Oppure la strada dei grandi, grandissimi vini (ché a questi non vogliamo rinunciare!), in un contesto di qualità diffusa, al servizio dei tanti e diversi vini di cui l'Italia è ricca. Ma per far questo, dovremo imparare a essere un po' meno effervescenti, e un po' più consistent.


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