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Sofri, i Radicali, le Carceri e la disinformazione - L'articolo di ieri sulle carceri di Adriano Sofri è segnalato da diversi blog. Tra questi c'è anche un blog, a firma Carlo Berardelli, che chiude il suo commento così:
Come per molti altri temi della nostra democrazia, e della nostra vita, si sente la mancanza del Partito Radicale di un tempo, non di quella patetica controfigura di oggi, distrutto dal suo stesso artefice.
Questa apparentemente innocua e romantica frasetta, nostalgica del tempo che fu, è un bell'esempio di disinformazione passiva (ricevuta) e attiva (trasmessa). Mentre resto in attesa di sapere quali sono gli altri temi della nostra democrazia e della nostra vita su cui il Partito Radicale è oggi latitante, faccio notare che affermare la mancanza del Partito Radicale di un tempo sul tema delle carceri significa:
1. Non aver letto neanche l'articolo di Sofri che pure viene segnalato, ove si afferma testualmente (proprio nell'ambito di un richiamo critico ad alcune posizioni radicali) che i radicali hanno i migliori titoli da vantare per l'attenzione assidua e coraggiosa alle carceri e che proprio i radicali sono stati i più ingiustamente esposti all'accusa di strumentalizzare la disperazione dei detenuti. Parola di Adriano Sofri, signor Berardelli. Provi a leggere fino in fondo ciò che segnala, la prossima volta, grazie.
2. Non essere a conoscenza dell'attività costante condotta dai Radicali sul tema della detenzione, e in particolare sul fatto che si trovino per esempio ora completamente isolati nel tentare di scongiurare la trasformazione in permanente della inumana misura emergenziale del 41 bis, e che le visite condotte sul campo dai radicali nell'arco di un intero anno, con Nessuno Tocchi Caino, ha portato a due dossier sulla Situazione nelle carceri "normali" e sulla Situazione nelle sezioni del 41 bis.
3. Non essere a conoscenza del fatto che nel corso dell'ultimo Comitato nazionale di Radicali Italiani è stata approvata all'unanimità una specifica Mozione su carceri e 41 bis.
4. Non essere a conoscenza del fatto che ogni martedi sera, alle 21.00, Radio Radicale diventa Radio Carcere, con collegamenti e partecipazione diretta dei detenuti e delle loro organizzazioni, trasmissione che può essere riascoltata anche online.
5. Non essere a conoscenza del fatto che il radicale Piero Milio (già senatore nella scorsa legislatura) sta tentando di mettere insieme parlamentari di ogni schieramento per la presentazione di un disegno di legge di indulto, unica iniziativa concreta in corso contro il partito del ministro Castelli che - in nome della sicurezza - conta seguaci, anch'esso, in tutti gli schieramenti.
6. Non essere a conoscenza del fatto che il centro sinistra ha avuto cinque anni a disposizione col governo dell'ulivo per emettere provvedimenti di indulto o amnistia che tutti (a partire dal Papa in giù) si affannava a promettere nell'anno del giubileo, e che tutti (tranne proprio i radicali) hanno immediatamente censurato per far propria la più elettoralmente pagante retorica della sicurezza.
7. Non essere a conoscenza del fatto che nella scorsa legislatura a presiedere il Ministero di Grazia e Giustizia, al posto di Castelli, c'era Piero Fassino (e non Marco Pannella), ma non risulta che egli abbia fatto alcunché e preso alcun provvedimento né sulla condizione carceraria né tantomeno sulla detenzione di Adriano Sofri che giudica oggi - come in effetti è - uno scandalo.
Sempre a disposizione, solo che vengano specificati gli altri temi della democrazia e della vita, a documentare anche in relazione a questi la latitanza radicale.
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