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Alla faccia della concorrenza - Nell'era del dopo-marketing, cioè nella nostra era, la concorrenza non esiste. Quelli che vendono lo stesso genere di prodotti non sono concorrenti, che lottano l'un contro l'altro armati per la conquista del sacro graal del marketing: la quota di mercato. Quelli che vendono lo stesso genere di prodotto sono come le bancarelle del mercato: uno accanto all'altro, diventano perfino amici, e si danno una mano l'un l'altro.
Chi non ci credesse potrebbe utilmente venirci a trovare qui, al Salone del Gusto: PAD 2 H80, lo sapete.
Venendo, scoprirebbe che ogni risotto o spaghettata che improvvisiamo (ieri ne abbiamo fatte 5, oggi altrettante, e parliamo di 3 kg di riso alla volta, e di 2 kg di spaghetti alla volta) è la dimostrazione pratica dell'assunto: il primo risotto l'abbiamo fatto col riso di Michele Perinotti (Gli Aironi) nella forma di Parmigiano Reggiano dei nostri vicini di stand. Quel risotto l'ha visto un'altra bancarella di fronte, produttori di una fontina straordinaria: e il risotto successivo, vai con la fontina offerta da loro! Poi è capitato che dei distributori francesi di ostriche e crostacei con lo stand un po' più in là si offrissero di darci un bel po' di gamberoni ieri, e un bel po' di magnifiche vongole oggi, per un risotto i primi, per una spaghettata le seconde. E poi i Porri di Cervere (fantastici), e i pomodorini del piennolo, e i san marzano del miracolo di san gennaro, e lo zafferano di Colfiorito (non lo conoscevo, e ne sono rimasto letteralmente *sbalordito*, di una potenza mai incontrata prima), e le cipolle di Cannara, l'olio, il vino...: tutti a fare a gare per offrire del loro, per regalarci insieme un boccone buono e un sorso allegro. E con noi i visitatori, coinvolti in tutto questo, a parlare, ridere, chiedere, comprare. Già, comprare. Non come risultato dell'ennesima accurata strategia di marketing. Ma come semplice e naturale atto del vivere, modo anch'esso - tra gli altri - di essere insieme. La piazza che questo Salone è, ecco: questo è ciò che va salvato, non solo, ma replicato, divulgato, ripetuto ovunque e su ogni scala.
Fatto curioso: al PAD 2 H80 è passato anche Gianfranco Vissani. Si è fermato a chiacchierare un po', e abbiamo piacevolmente sparlato a voce alta di Ferran Adrià. Per quanto mi riguarda, ho deciso di contravvenire al mio solito approccio sperimentale, che mi porta a esprimere giudizi solo su ciò che ho sperimentato in prima persona. Non sono mai andato a mangiare da Adrià, e a questo punto non credo che avrò voglia di andarci. Ma voglio esprimere il mio giudizio ugualmente: secondo me fa schifo. Uno che inventa il caffè espresso solido, e lo chiama espesso, non merita più di essere definito cuoco, per quanto mi riguarda.
Oggi ho fatto i primi assaggi stranieri. Grandi cose, come sospettavo. Un signore austriaco che coltiva in Stiria 1400 specie di pomodori diversi (grandi come meloni e piccoli come il seme di una ciliegia, tutti diversi e tutti buonissimi). L'Olio di Semi di Argan marocchino, ottenuto per pressione (50 kg di frutto per ottenerne mezzo litro), delicato e aromatico ad un tempo. Un black pudding (sanguinaccio) scozzese, agli antipodi delle nostre spesso grevi versioni, tutto giocato sulla soavità e sulla finezza degli aromi, quasi balsamico. E senapi meravigliose, e altro, che vi dirò domani, con un po' più di precisione.
Adesso vi lascio. E' ora di preparare il prossimo risotto, e stasera sarà Champagne! :-)
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