Simplicissimus, il blog di Antonio Tombolini

Foodball!
Foodball!
ovvero I Mondiali di Umberto Raggio, by Stefano Lolli
 

giovedì 13 giugno 2002

Foodball, IV puntata: Dal cuore dell'Europa (Bruxelles, Consiglio dei Ministri d'Europa, martedi 11 giugno 2002) (Vai alla III puntata)

Corrispondenza esclusiva per Foodball di Diego Marani, traduttore ufficiale UE, scrittore, inventore dell'Europanto, Supervincitore del Premio Grinzane Cavour 2001, Finalista (sono 5 in tutto!) per il Premio Campiello 2002... cosa volete di più?

Ad ogni competizione calcistica internazionale, dagli europei alle partite di coppa o ai mondiali, io e i miei amici italiani di Bruxelles ci riuniamo in un gruppo selezionato e ristretto la cui composizione risponde a ferre regole: niente italioti, cioè finti italiani, mezzi belgi, italiani di
adozione, gente con la erre moscia; niente donne, per evitare di sentirci dire però è carino quel croato, oppure ma poverino l'arbitro!, o anche cosa vuol dire fuorigioco?; niente commenti, battute o ripicche di campionato: quando gioca l'Italia non esistono Inter, Juve o Roma. Chi trasgredisce riceve un'ammonizione e dopo due è espulso.
 
Anche la sede di visione della partita è scelta con attenta ponderazione: devono esserci i numeri giusti, l'arcano deve essere dalla nostra parte. Di solito ci si riunisce a casa del direttore del servizio interpretazione della Commissione, che è un'enciclopedia calcistica vivente e preliminarmente studia tutta la storiografia calcistica per trovare nei numeri dell'oggi buoni auspici di vittoria.
 
Un altro importante momento delle nostre sedute calcistiche è la macumba, cioè l'insieme di riti che deve favorire la vittoria degli azzurri.
Il gransacerdote ed ora grande sciamano di tutte le macumbe sono io. Io decido il rito e amministro i sacramenti del culto. Passo a descrivere la mia tenuta da sciamano. Ogni volta cambia, a seconda dell'ispirazione del momento e dell'aria che tira. Dopo la sconfitta della Francia da parte del Senegal, sono andato in un negozio di artigianato africano. Il fato mi aveva spianato la via. E' così che quando gioca l'Italia, io danzo davanti al televisore con una cintura di gusci di noce, una bisaccia di rafia contenente sassi e pezzi di vetro, una maschera di legno appesa al collo e un cappello di liane intrecciate sulla testa. Insomma, sono Ticholbon in versione subsahariana. Alessandro, mio figlio, che per la prima volta quest'anno assite alle nostre partite, non mi prende più molto sul serio. Sarà
difficile piegare la sua adolescenza dopo che mi ha visto vestito da stregone toccarmi le palle davanti a un Pizzul tremolante sotto la schermatura.
 
Così, quando giocammo contro il Camerun negli scorsi mondiali, portai undici cioccolatini neri e uno bianco che ognuno di noi doveva mangiare prima della partita.
Quando giocammo con l'Olanda negli scorsi europei, preparai una tavoletta di legno con sopra fissati occhiali identici a quelli di Davids e portai un grosso martello: il rito era prendere a martellate gli occhiali di Davids. E' così che abbiamo vinto dall'Olanda!
Un altro rito con i Rumeni dell'ultimo europeo fu una collana d'aglio contro i vampiri e un gigantesco crocifisso di bronzo proveniente da un cimitero che comperai da un antiquario per pochi soldi. Messo sotto la televisione, ha protetto la nostra porta come il collo di una principessa slava dai vampiri transilvani.
 
Per Italia-Ecuador abbiamo bruciato un ritratto di Atahualpa e gettato nel vento perline di corallo ecuadoregno (costa poco, non preoccuparti).
Per Italia-Croazia mi sono procurato 12 birre croate, tramite l'addetto culturale dell'ambasciata croata a Bruxelles che era lusingato da tanto interesse italiano per la loro birra. Non sapeva che l'avremmo versata nel water. Peccato che non sia bastata. Ne ordinerò una cassa quando la Croazia sarà eliminata e me la berrò alla faccia loro.
 
Ma il nostro tifo non si limita al sostegno della nazionale. I nostri sforzi si concentrano anche sul portare sfiga ad altre squadre. Ultimamente, soprattutto la Francia è oggetto delle nostre ire. Così abbiamo sgozzato un galletto davanti allo schermo di Francia-Uruguay. Ma domani mattina, per Francia-Danimarca, non sappiamo ancora se pagare 50 euro a uno studente liceale danese per farsi prendere a pedate nel sedere da ognuno di noi o se infilare una Tuborg in culo a un galletto della Bresse. Il risentimento che abbiamo contro i francesi pesa ormai quanto quello che abbiamo contro i danesi, soprattutto i segnalinee!
 
Un altro importante aspetto dei nostri incontri calcistici, è la telecronaca.
Di solito guardiamo la RAI, ma quest'anno siamo costretti a guardare altri canali, perché la RAI non paga i diritti di trasmissione all'estero ed è oscurata. Ma quando si guardava la RAI, era imperativo a un certo punto, quando gli azzurri traversavano momenti di difficoltà, spostarsi su un altro canale, possibilmente neutro, per combattere la sfiga che inesorabilmente Pizzul
attira sugli azzurri ogni volta che sono nei guai.
 
Perché una cosa abbiamo imparato in quindici anni di europei e mondiali guardati assieme:
E' PIZZUL CHE PORTA SFIGA!
(4 - continua...)

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