“
Ziveli! Ziveli!”
Nel retrocucina del Nosaburo Hotel, Gigi De Rosa stappa una bottiglia dopo l’altra. Al suo fianco, un quarantenne rubizzo leva in alto il bicchiere, il liquido tracima e gli finisce fin dentro la tuta.
“
Ziveli! Ziveli!”
All’improvviso, si spalanca la porta. Umberto Raggio entra, e guarda sgomento:
“Ma cosa succede, qui dentro? Gigi, che stai facendo? E chi è il tuo amico?”
Il meccanico–guru si porta l’indice davanti al naso:
“Zitto, Umberto, o scoppia un casino”.
“Ma come, zitto, si sente un bordello fin dal secondo piano. Come zitto a me?”
“
Ziveli! Ziveli!”,
l’ospite continua a tracannare sorsate di vino, e il sorriso si fa sempre più largo.
“Ma che cosa sta dicendo, Gigi, per l’amor di Dio?”
“Mi pare che significhi
cin cin. Ehm, dev’essere croato... Sì, forse è croato…”
“Come, croato? Hai portato un croato qui dentro il ritiro della Nazionale? Trapattoni e i giocatori sono lassù che cercano di dormire, sono le tre del mattino, hanno le palle che gli girano peggio del
nuovo pallone dell’Adidas, quello così leggero e imprevedibile che al posto dei portieri qualche allenatore sta pensando di chiamare un geometra. Insomma, siamo nel mezzo di una specie di dramma collettivo e tu sei qui che dici
zappali...”
“
Ziveli! Ziveli!”,
lo straniero tira su il bicchiere talmente in fretta che il vino gli piove sulla testa a cascata.
“E taci tu! Gigi, io sarò pure umiliato dal fatto di essere stato ripudiato dalla squadra azzurra, e starò covando una riscossa per tornare in campo. Ma così complichiamo tutto: zappali o ziveli, se ci beccano quaggiù che brindiamo la sconfitta dell’Italia assieme a un croato…”.
“Stai tranquillo, Umberto. L’amico, qui, non è croato”.
“E di dov’è?”
“E’ danese. Si chiama Jens.
Jens Larsen”.
“E che ci fa, qui in Giappone?”
“Ma, non ho capito bene, lo sai che le lingue danesi le afferro a fatica”.
“Veramente le danesi a Cattolica le hai sempre afferrate senza problemi”
“
Catolika! Ziveli Catolika!”
e il danese lascia il bicchiere per un istante, per farsi il segno della croce.
“Ma che è, un prete?”
“No, mi pare che faccia un mestiere che dà un’occhiata alle righe…”
“E che mestiere è?”
“Non ho capito bene, Umberto, stai tranquillo, è solo una bicchierata fra amici. Mi ha detto che c’è un suo amico che sta in mezzo a un prato e gli ha chiesto di tenere d’occhio le righe tutto attorno. Dev’essere una cosa anche un po’ sessuale, di quelle da morale luterana: perché se vede un fallo, deve intervenire con rigore”
“
Ziveli! Rigore! Vieri ofsaid, ziveli! Inzacchi falo, ziveli!”
All’improvviso, Umberto Raggio comprende. Lo choc è talmente potente che è costretto a sedersi su uno sgabello:
“Gigi, non ci posso credere…”
“Che cosa non puoi credere?”
“Ma questo qui che tiene d’occhio le righe, è il guardialinee danese di Italia – Croazia!”
“Ah, sì? In effetti, continuava a sventolarmi qualcosa sotto il naso, ma io l’ho preso solo come un gesto simpatico. Anche se dopo un po’ ha cominciato a darmi sui nervi: non potevo nemmeno muovermi, che lui mi tirava su la bandiera e me la piantava davanti alla faccia dicendo
'taliano ofsaid, falo. Uno, due, cinque, venti ofsaid come dice lui, gli ho preso la bandierina e gli ho fatto un
falo sulle gengive. Poi però mi dispiaceva di vederlo piangere, e l’ho invitato a bere qualcosa, per farmi perdonare”.
Raggio si tiene il volto fra le mani:
“Lasciami pensare, qui rischiamo la deportazione. Se ci scoprono, non solo ci fanno pagare il biglietto aereo dall’Italia al Giappone, ma ci radiano la nazionalità. Io rischio di non giocare mai più al calcio e tu di perdere la concessionaria della Fiat”.
“E allora che si fa?”
“Intanto dobbiamo trovare il modo di farlo uscire senza che nessuno se ne accorga…”.
“Ma guarda che gli ho promesso di tenerlo con noi, come aiutante”.
“Che gli facciamo fare, gli diciamo di tener d’occhio le righe anche noi, fino a quando non si svegliano Vieri e Inzaghi e lo scoprono qui?”
“No, ci aiuta in cucina. Dobbiamo preparare la colazione per gli azzurri”.
“Non ti è bastato il
Seville all’ecuadoriana? Non hai visto che faccia ha fatto Di Livio quando gli hai detto che invece della pajata c’era il pesce marinato nell’arancia amara e nel chili?”
“Sì, però se n’è mangiate tre porzioni”.
“Vabbè, e ora che pensi di fare?”
“Jens ha avuto un’idea: roba nutriente, così i ragazzi vanno in campo più determinati. E multietnica, così quando si trovano di fronte a tutti quegli stranieri in mezzo al campo, non si confondono. Hai visto il casino che ha combinato
Materazzi?”
“L’ho visto, l’ho visto…”
“Ecco, se fosse stato qualche volta in Croazia e avesse mangiato un po’ di
cevapcici, di
raznici, un po’ di
licki kupus”.
“Cos’è ‘sto
licki kupus?”
“Una merendina migliore dei Biscotti Ringo. E facile da preparare: si prendono dei bei pezzi di maiale affumicato e si cuociono per un paio d’ore in tegame, assieme ai crauti. Poi si servono con strati di patate bollite”.
“Non vorrai mica preparare questo come colazione ai giocatori?”
“No, Jens mi ha dato la ricetta di una specialità della mamma, una robina paradisiaca”.
“E che sarebbe?”
“
Jens, amigo, please spiegare a mi amigo Umbert, great foodball player, your speciality. Uats neim?”
“
Forloren skildpadde”.
“Cos’è?”
“Dai Umberto non fare il provinciale, si chiama come ha detto Jens. Fanfaren schifata in padella”.
“
Forloren skildpadde!”,
Jens urla.
“Oh, stai calmino che altrimenti ti do un altro rigore tra capo e collo! Non urlare, Jens, ok abbiamo capito, si chiama come dici tu, ma parla a bassa voce!”
“Ah, ti sei reso conto anche tu che se ci trovano qui col guardialinee danese finiamo deportati in Croazia, sull’isola di Kazovice?”
“Ma quale deportazione! Dai, prendi gli ingredienti che prepariamo la colazione”
“Ok, vediamo un po’..”
De Rosa prende una grande padella, versa qualche cucchiaio d’olio e due bicchieri abbondanti di panna:
“Scaldala sul fuoco, intanto io preparo i fischietti”.
“
Fiskefars! Fiskefars!”,
dice Jens, puntando il dito verso un grumo di pesce macinato, burro, farina, carne di manzo ridotta a tartara.
“Ma cos’è questa roba, Il Silenzio degli Innocenti?”,
chiede Raggio, allarmato.
“No, Umberto, sono le polpettine da aggiungere alle cervella stufate: eccole qui, tuffale nella panna che poi mescoliamo tutto con un po’ di verdura”.
“E questa sarebbe la colazione?”
“Cosa c’è che non va. E’ semplice, nutriente, robusta. Anzi te l’assaggi anche tu, così corri come una lepre e Trapattoni non ha più dubbi sul metterti in campo al posto di Del Piero”.
“Piuttosto rinuncio anche ai Mondiali del 2006 e del 2010!”
“Sempre queste storie, Umberto. Guarda che se non mangi, non cresci. Fai il bravo, guarda, Jens ti ha già preparato anche la torta.
Jens, plis dire a mi amigo uats neim of the tort”
“
Skaebnekage”.
“Il nome è tutto un programma... Posso scegliere un Confetto Falqui, piuttosto?”
“Non fare lo stupido, sentirai che bontà la
schebenecaghe. Ma lo sai che in danese il nome vuol dire
‘la torta del destino’. La preparano per le occasioni più importanti, e dentro ci nascondono una moneta d’argento, un ditale e un anello: chi trova la prima, diventerà ricco, chi trova il secondo non si sposerà mai, chi trova il terzo si innamorerà entro un anno”.
“Prova a immaginare cosa capiterà quando ‘Ringhio’ Gattuso, domattina, si spezzerà un molare addentando un ditale o una moneta da un euro che tanto di più non abbiamo, entrerà in cucina e troverà noi assieme al guardialinee danese, ubriaco…”.
“
Ziveli!”,
Jens riprende a brindare e bere.
“Umberto, ma credi davvero che io sia così cretino? Dentro la schebenecaghe io ci metto della roba morbida, così nessuno si fa male, ma intanto capiscono il… destino”.
“E cioè?”.
“Nella fetta di Del Piero, un telegramma della fidanzata che dice che se non torna subito in Italia si mette con Davids, e un biglietto aereo per il primo volo”.
“Poi?”.
“Nella fetta di Trapattoni, una lettera firmata da Vieri, Inzaghi, Montella e Del Vecchio che gli danno del vecchio rimbambito. Sai quant’è permaloso, senza pensarci su un momento li mette fuori rosa”.
“E nella mia fetta?”
“Facile: la maglia numero 24 con la scritta Raggio sulle spalle e anche sul petto, così il cameraman t’inquadra due volte e facciamo anche i soldi con gli sponsor”.
“Gigi, sei un genio”.
“Modestamente, lo intuivo…”
“Forza allora con la torta”.
“Umberto, prima un brindisi. Ehi, Jens, vieni qui che anche Umbertino fa un brindisino assieme a noi”.
“
Ziveli! Ziveli!”
“Eh no, basta ziveli! E tira giù quella bandierina che altrimenti so io dove t’infilo l’ofsaid. No, stavolta il brindisi si fa a modo nostro”