Simplicissimus, il blog di Antonio Tombolini

Foodball!
Foodball!
ovvero I Mondiali di Umberto Raggio, by Stefano Lolli
 

venerdì 7 giugno 2002
La Gazzetta dello Sport, 12 aprile 2002

“Sono in piena forma: il mondiale è alla mia portata”.
Pienamente recuperato dopo il gravissimo infortunio all’astragalo che l’ha tenuto lontano dai campi di gioco negli ultimi tre anni e mezzo, Umberto Raggio prova gli allunghi sul terreno del Virus Trebaseleghe, la formazione che ne ospita gli allenamenti solitari in vista della possibile spedizione in Giappone e Corea. Al suo fianco, come ogni giorno ormai dal 1993, Gino De Rosa, pranoterapeuta, guru e meccanico convenzionato Fiat che ne cura la preparazione atletica e, già che c’è, anche i tagliandi della Duna.
La diplomazia non è il mio forte - ora è De Rosa a parlare -: se il Trap non lo convoca ai mondiali, è un insulso”.

Tuttosport, 22 aprile 2002

“Raggio? Non rientra fra i 22 che ho già in mente. Anzi, neppure fra i 2200. Sono felice per il ragazzo e per l’uomo, oltre che per l’atleta e il meccanico, per la guarigione sportiva e la guarnizione dell’auto: ma io devo portare ai mondiali la squadra più affidabile”.
Giovanni Trapattoni, ct della Nazionale, chiude così il caso Raggio. Ma le polemiche non
sembrano destinate a chiudersi tanto presto…
 

Stadio, 29 aprile 2002

“Unbelievable: I think mr. Trepitoni is joking”.
Da Salt Lake City, capitale dello Utah, Lewis Bennet tuona contro le dichiarazioni del cittì azzurro.
Prevosto generale della Congregazione parallela dei Cugini di Mormon, cui Umberto Raggio ha aderito
durante la sfortunata spedizione di Usa ’94 (si ricorderà che un infortunio al metacarpo della mano
destra che lo aveva tenuto lontano dagli stadi nei due anni precedenti aveva impedito a Arrigo Sacchi di inserirlo nella rosa), Bennet spara sull’allenatore della Nazionale:
“Una discriminazione religiosa, oltre che calcistica - prosegue il consigliere spirituale di
Raggio -: il ragazzo, all’ultimo raduno dei Cugini di Mormon, mormorava che è un piacere. Dimostrando di avere fiato e intelligenza, doti che sarebbero preziose nei difficili terreni del mondiale. Non posso credere che Trepitoni gli preferisca gente come Toti, Ainzaki o Dilpiairo. Unbelievable”.
 
La Gazzetta dello Sport, 1° maggio 2002
“Lo dedico al Trap!”.
Virus Trebaseleghe 2 ­ Spartak Papozze 1: il gol decisivo, a tre minuti dalla fine, è di Raggio. Il giocatore è apparso in forma strepitosa. Entrato, per non rischiare incidenti proprio in questa
fase decisiva della sua carriera, a sette minuti dal termine del match organizzato proprio per saggiarne le condizioni, Raggio ha conquistato palla sull’out destro e, approfittando di una distrazione collettiva della difesa dello Spartak, è andato in porta. Il pubblico, rado ma selezionatissimo, si è abbandonato al delirio:
“Lo porteremo a Coverciano con i nostri mezzi, se occorrerà - dichiara l’addetto stampa Gigi
De Rosa -; e imporremo al Trap di provarlo nel 4-4-2 e anche nel 5-3-2-1. L’esclusione dalla rosa, a queste condizioni, sarebbe incomprensibile”.
 

Tg5 Sport, 7 maggio 2002

“Diramate le convocazioni per il mondiale. In attacco il ct ha scelto Del Piero, Montella, Del Vecchio,
Totti, Vieri e Inzaghi. Non c’è, come si può notare, Umberto Raggio. Per protesta, i suoi sostenitori hanno parcheggiato una Ritmo del ’79 in sosta vietata davanti al palazzo della Federazione Calcio a Milano. Non ce ne andremo neppure col carro attrezzi, hanno detto all’arrivo della polizia. Insomma, è polemica”.
 
Corriere dello Sport, 15 maggio 2002

“Trapattoni può pensare quello che vuole! Noi parteciperemo comunque ai Mondiali: io, Gigi che è
anche il mio cuoco personale e che curerà la mia alimentazione, e ovviamente anche i Cugini di Mormon”.
Nella conferenza stampa convocata nella sede dell’Officina De Rosa, Umberto Raggio ha detto queste poche parole, lasciando sgomenti i giornalisti accorsi da ogni parte d’Europa. Incalzato dalle domande, si è trincerato nel più rigido no comment. Anche De Rosa si è avvalso della facoltà di non rispondere; o in subordine di dire, come gli accade la maggior parte delle volte, cose del tutto prive di senso.
 

Il Gazzettino, 18 maggio 2002

"Duna bordeaux ritrovata sulle sponde dell'Adige: si teme il gesto insensato del grande campione".
Alle 6,40 del mattino Bepi Tognon, camionista, ha notato lungo l'argine dell'Adige una Fiat Duna bordeaux metallizzata, con lo sportello lato guidatore aperto. Immediatamente l'uomo ha dato l'allarme; i Carabinieri, accorsi tempestivamente, non hanno faticato a rintracciare le generalità del
proprietario.
"Trattasi di Raggio Umberto, anni 42, sedicente giocatore di football, sconiugato - si legge nel verbale -, che non risultava, all'atto della scomparsa, essere ricomparso nel proprio domicilio, né a letto, né in bagno. Disposto l'invio di foto segnaletica, nella quale il Raggio è raffigurato con la casacca della Dinamo Cavarzere, nell'atto di penetrare, privo di regolare permesso, nell'area di rigore avversaria. Temesi gesto inconsulto. Contestualmente veniva riscontrata l'assenza anche di De Rosa Luigi, autoriparatore, sposato con Brasan Federica, indicato come amico e manager del Raggio. Temesi omicidio - suicidio per delusione calcistica. Disposto sopralluogo del nucleo sommozzatori di Padova".
 
Asahi Shimbun, 25 maggio 2002

"Clandestini scoperti nel cargo che trasporta le vivande della Nazionale italiana di calcio".
Alle 16.30 del pomeriggio, all'aeroporto di Tokyo, il pastore tedesco (giapponese) Furyo, già stordito dopo aver annusato sette casse di parmigiano reggiano e tre di prosciutti, ha avuto un sussulto e si è diretto, senza indugi, verso il fondo dell'aereo cargo che trasportava la ricca dotazione al seguito della spedizione calcistica dell'Italia; attirato, si capirà più tardi, dall'odore di gorgonzola al mascarpone di un paio di calze, appartenenti a Gigi De Rosa.
"Te l'avevo detto che quando si va in ospedale e si parte per un viaggio ci si cambiano le mutande e le calze!",
lo scoppio d'ira dell'altro clandestino scoperto assieme a De Rosa, acquattato nel cargo. Agli sconcertati doganieri nipponici, è apparsa subito la realtà: si trattava di Umberto Raggio, il grande calciatore italiano, che tentava d'infiltrarsi così, con un trucco, nella squadra di Trapattoni. Già pronto addirittura a scendere in campo, con la maglia azzurra ufficiale e il numero 24 stampato sulla schiena.
"Come dice Moliére nell'Avaro, dove ce n'è per 23 ce n'é anche per 24...",
la prima giustificazione al console italiano accorso all'aeroporto.
Quindi, con la polizia giapponese che gli chiedeva una spiegazione formale dell'ingresso da abusivo, Raggio è stato esplicito: "Tottigò!".

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