Simplicissimus, il blog di Antonio Tombolini

Foodball!
Foodball!
ovvero I Mondiali di Umberto Raggio, by Stefano Lolli
 

venerdì 28 giugno 2002

Foodball, VII (e penultima!) puntata: L'Ostaggio (Cheonan, venerdi 28 giugno 2002) (Vai alla VI puntata)

“Legalo più stretto.”

“Non preoccuparti, non si può sciogliere.”

“Non mi fido, guarda come suda, quant’è unto. E’ viscido, magari scivola via dalle corde.”

“Stai tranquillo, Umberto. Ti ricordi quella volta che abbiamo tenuto in ostaggio Azeglio Vicini per tre settimane, e poi t’ha fatto giocare contro l’Olanda?”

“Zitto, parla piano, c’è ancora l’inviato della Repubblica in giro per l’hotel. Se sente è un casino…”

“Ma và, di che ti preoccupi?”.

 

Mmmmm! Ahhh, brrrrr, gggghhh…

Nel bugigattolo del Nosaburo Hotel, si sente uno schiocco clamoroso.

“Gigi, ma che fai, lo prendi a sberle? Stai calmo.”

“No, è lui che deve stare zitto, muto, calmo altrimenti lo frastorno di schiaffoni. E gli suono l’Inno di Mameli sulla testa, a ritmo. Capito? Capitos, amigo?”. E giù un altro manrovescio.

Mmmm! Ohhh!”.

 

“Dai Gigi, smetti un attimo, d’accordo che se le merita tutte ma con la violenza non andiamo lontani”.

“Umberto, è la nostra ultima occasione: a proposito, hai trovato il numero di telefonino di Blatter?”

“Sì, me l’ha dato un amico dirigente svizzero”.

“Quello che ti voleva portare a giocare nell’Ambrì Piotta?”

“Proprio lui”.

“Secondo me hai sbagliato a non andarci. Ti offrivano un ingaggio clamoroso, metà in franchi svizzeri, un terzo in dollari, un quarto in Tobleroni al cioccolato bianco, e una compartecipazione azionaria in un caseificio di emmenthal”.

 

“Lasciamo perdere. Dai, chiama Blatter”.

3…3…5…5…4…3…0… Slap! “T’ho detto di stare fermo, quieto!”

Quuu… iiii. Tooo!

“No, fermo, che a casa non ti ci mandiamo tanto presto. Umberto, fagli un altro giro attorno alla bocca col nastro adesivo!”.

 

Halò?

“Pronto, Blatter?”

Yes, sì, chi parla?”.

“Non mi conosce, non si preoccupi di come ho avuto il suo numero. Quello che conta è che lei senz’altro vuol evitare che scoppi un super scandalo proprio nei giorni finali del Mondiale”.

“Cosa?”

“Guardi, noi sappiamo tutto. E quello che non sappiamo, ce lo può raccontare un amigo che è venuto spontaneamente a trovarci e spontaneamente, se gli togliamo il bavaglio, ci racconta anche il resto”.

 

“E chi sarebbe?”.

“Le dice nulla il nome di Byron?”.

Yes, ja, il grande poeta inglese. Grande autore, da Champions League della letteratura mondiale”.

“Blatter, non faccia il furbo. Ha già preso per il culo quattro o cinque nazioni intere, in questi mondiali. Ma ora il gioco finisce. Vuole che chiami gli inviati del Corriere della Sera e de El Pais e li faccia parlare col nostro amigo?”.

Lord Byron?”.

“Bravo, bravo. Sì, Lord Byron Moreno…”

“Ma cosa dice?”.

“Che il suo bravo arbitro ecuadoriano è qui con noi…”

Eee.. quaaa. Doooo. Reee. Gnoooo!”.

 

Vola un altro ceffone.

“Muto, Byron, muto o ti strappo il parrucchino da Playmobil e lo faccio avere a Blatter per dimostrare che ti teniamo davvero!”

“Ma l’avete preso in ostaggio?”

“No, quando l’abbiamo acciuffato all’aeroporto si è infilato spontaneamente nel sacco. E adesso si capisce che è pronto a raccontare tutto…”.

“Cosa intendete fare?”.

“Guardi, Blatter. Purtroppo la situazione è molto compromessa. L’ideale sarebbe stato riammettere l’Italia ai Mondiali, ma ci rendiamo conto che sarebbe stato un precedente duro da spiegare, e poi proprio con i coreani, si rischiava una rivoluzione di popolo”.

“Ed allora?”.

 

“Ed allora lei dovrebbe autorizzare una delle due nazionali finaliste, Germania o Brasile, a naturalizzare un giocatore, un grande campione, e poterlo schierare in campo domenica, nella partita decisiva”.

“Ma così violiamo il regolamento!”

“Ah, già? Umberto, sbavaglia un attimo Byron che gli facciamo cantare della concessionaria della Hyundai che sta per aprire in Ecuador”.

Hyyyy. Unnn. Daaaai!”.

“Sentito, Blatter? Sentito come strilla?”

“Zitti, per carità. Fatemi pensare un attimo, forse si può fare, devo chiedere alla Nike, datemi un paio d’ore di tempo”.

“Non di più. Alle cinque convochiamo la stampa internazionale e organizziamo un concertino”.

“Prima delle cinque vi chiamo di sicuro. A proposito, interessa di più un posto nella Germania o nel Brasile?”.

“E’ indifferente, purchè giochi da titolare dal primo minuto…”.

“Ovvio”.

“Ovvio, altrimenti Byron, spontaneamente, racconta tutto”.

La comunicazione s’interrompe.

 

“Hai visto, Umberto? Siamo lanciatissimi”.

“Già, ho visto”.

“Secondo me, è fatta”.

“Per me, rischiamo il disastro”.

“Perché?”.

“Ma non hai sentito che la finale la arbitra Collina (attenzione, cliccando su Collina si apriranno almeno 600 finestre, siete avvisati! nota del redattore)? Se mi vede in campo, mi riconosce in un lampo. Gli arbitri italiani non sono mica come questo ecuadorese”.

Eeee. Quuuaaa. Dooo. Reeee. Gnooo!

La sberla arriva immediata.

 

Stavolta a darla è Umberto Raggio: “Guarda Byron che nella tua situazione non ti può mettere a fare il professorino di geografia. Mutismo e rassegnazione… L'arbitro più bello del mondo: Daniele TomboliniInsomma, Gigi, i nostri arbitri non sono mica fessi: ti ricordi quando mi ero scambiato la maglia col Chino Recoba ed ero entrato all’85° minuto di Inter – Deportivo La Coruna? Quel demonio dell’arbitro Tombolini mi ha beccato subito…”

“Per forza, t’avevo detto di parlare spagnolo ma tu hai combinato un pasticcio”.

“Già, Recoba uscendo mi ha detto hasta magnana”.

“Significava che, come d’accordo, vi sareste ritrovati all’indomani”.

“E che ne sapevo io?”.

“Già, così gli hai detto che continuavi a mangiare, che non ti bastava quello che avevi mangiato a pranzo”.

“Non potevo sapere che Tombolini capisse lo spagnolo!”.

 

“E’ una famiglia di demoni, quella. Sanno tutto, sono birbanti dentro. Dovresti vedere Antonio, non gli sfugge niente. Dalla filosofia alla gastronomia, da Internet al latte sempre fresco grazie alla microfiltrazione, è un’enciclopedia: e pensa che impone ai figli di tenere sempre il dizionario etimologico a portata di mano”.

“Poveri bambini, non possono leggere Paperino?”

“No, solo il dizionario etimologico”.

“Secondo me, quando torniamo in Italia dobbiamo prendere in ostaggio anche Tombolini”.

“L’arbitro?”.

“Tutti e due, anche il fratello. Così facciamo un’altra missione umanitaria”.

 

“Intanto pensiamo a questa. Mentre aspettiamo che Blatter richiami, dammi un po’ di quella roba che non voglio che Byron Quesfigado ci muoia di fame sotto gli occhi. E’ da due giorni che non tocca cibo, e grasso com’è ci piomba in calo di zuccheri…”.

 

Umberto Raggio si avvicina ai fornelli, dove in una grande padella sobbolle un sugo denso e rossastro: “Ma cos’è questa roba?”.

“Una ricetta speciale per la finale di Foodball”.

“E cioè?”

“Un omaggio al Brasile e alla Germania. Feijoada di wurstel con crauti in umido”.

“Che cosa?”

“Semplice. Anzi, simplicissimus. Basta prendere 8 tazze di fagioli neri, salsa di pomodoro, aglio, sale, pepe,  poi al posto della classica salsiccia, il chorizo, ci mettiamo quattro bei wurstel tagliati a pezzettoni, e due etti di crauti già lessati. Facciamo cuocere tutto lentamente, per almeno tre ore. Una poesia”.

 

“Un orrore!”.

“No, prova a darne due cucchiaiate a Byron e vedrai che confessa tutto che è un piacere. Vero Byron, pronto a comer la fejoada alemanna?”.

Noooo. Con… fe… so…. Toooo. Dooo!”.

“Vedi, Umberto, lo dice anche lui, confessa tutto”.

 

Squilla il telefonino di Gigi De Rosa.

“Pronto?”

“Sono Blatter”.

“Ha richiamato in fretta, presidente”.

“Già, la questione in fondo è più facile di quello che pensavo. Si può fare”.

“Non avevo dubbi”.

“Voi però dovrete fare in modo che Byron Moreno non parli più…”.

“Su questo non ci sono problemi, non si preoccupi, Blatter. Abbiamo pronte due o tre ricettine…”.

“Non intenderete mica avvelenarlo?”.

“Ma scherza? No, noi italiani già lo amiamo, gli faremo assaggiare le specialità della nostra cucina. Vedrà che sarà talmente contento e soddisfatto che non penserà più a certe brutte cose. Poi, se non basta, gli metteremo una pillolina dentro un cocktail brasiliano…”.

“Fermi, che poi lo becca l’antidoping!”

 

“Blatter, lasci fare a noi, lei non è l’unico mariuolo. Umberto, passami quel bicchiere con la Tachipirinha, fagliela bere che gli passa il mal di testa e anche la memoria”.

“La memoria? Bravi italiani, così va bene. Dunque, dicevo, è tutto a posto. Il suo campione deve solo presentarsi allo stadio di Yokohama, domenica, un po’ prima della partita. Non c’è bisogno neppure che mi dica ora con quale squadra vuol giocare, decida con calma. Troverà la maglia pronta. Buona fortuna, e vinca il migliore. Ah, con Byron siamo sicuri che non parli?”.

“Ha già bevuto la Tachipirinha, siamo in una botte di ferro”.

La comunicazione s’interrompe.

 

Gigi De Rosa e Umberto Raggio s’abbracciano. E’ fatta. Il successo è garantito. La vendetta contro l’ingiusta esclusione del grande campione dalla Nazionale, sta per consumarsi. Poche ore ancora, e la mezzala potrà scendere in campo, nella finalissima, per dimostrare che il suo straordinario talento, ingiustamente confinato dal Trap nel sottoscala del ritiro degli azzurri, è pronto a esplodere, ad offuscare la classe di Ronaldo e Klose, di Cafù e Neuville.

 

“Io però, Gigi, avrei preferito giocarla con l’Italia, questa finale!”

“Ti capisco, ma lo dice anche il proverbio, che se Maometto non è profeta in patria allora la montagna va piano e va lontana”.

“Veramente mi sembrava che il detto fosse un po’ diverso”.

“La saggezza è tale solo se è aderente ai nostri obiettivi”.

“Bello. Chi l’ha detto, Voltaire?”

“No, Adelmo Toson, il mio carrozziere”.

“Bello lo stesso”.

 

“Ora vai ad allenarti, Umberto, che la finale si avvicina. A proposito, con chi vuoi giocare, Brasile o Germania?”.

“Te lo dico domani…”.

E trecce al vento, il grande campione esce dall’hotel e si lancia sul campetto d’allenamento, in uno dei folgoranti allunghi di sette metri che l’hanno reso famoso come Pelè, Cruyiff, Van Basten. A poca distanza, c’è un pallone. Raggio fa una finta di corpo, un doppio passo, un tuffo carpiato con doppio avvitamento, poi lo colpisce con quanta forza ha nel sinistro, il suo piede fatato. Il pallone vola attraverso il campo, finisce contro le vetrate del Nosaburo Hotel, attraversa la hall seminando il panico in una comitiva di manager della Toyota, sale due rampe di scale, entra nella Suite Imperial dove la famosa rockstar Britney Spears sta facendo la doccia tutta ignuda, s’infila nell’ascensore, ritorna al pianterreno, s’accosta al tacco di Raggio che, senza neppure guardare, l’infila nel sette della porta e, già che c’è, anche nell’otto e nel nove.

 

“Tottigò!”
(7 - continua...)

Google It!  Your comments here! ()  4:49:37 PM    

lunedì 17 giugno 2002
Foodball, VI puntata: Comida Mexicana (Cheonan, lunedi 17 giugno 2002) (Vai alla V puntata)
Rassegna fotografica di peperoncini
 
"Adesso vai di là e slegalo".
"E se racconta tutto al Trap?"
"Non ti preoccupare. I frijoles Pitagora hanno fatto il loro dovere. Non si ricorderà dov'è stato, cosa ha
fatto, e nemmeno chi è".
"Se lo dici tu. Comunque, è stata una bella pensata".
"Hai visto che non se n'è accordo nessuno?"
"Ma hai usato i frijoles Pitagora anche con loro?"
"Ma che, scherzi? Avremmo perso 40 a 0. No, no, è bastata una porzione di budin de elote, spacciata per panna cotta. Dentro ci ho messo qualche goccia di Ipnovel, sai il farmaco che usano per le gastroscopie: sei lucido, sveglio, presente a te stesso, però dopo un po' non ti ricordi più nulla".
"Ha funzionato".
"Sì, e hai visto Nesta come correva!"
"Non sentiva il male al piede"
"Non si ricordava nemmeno se ne aveva uno o due".
"Allora vado di là e lo slego".
"Io intanto finisco di togliermi il lattice dalla faccia".
 
Davanti allo specchio, Umberto Raggio si slega le trecce nascoste sotto la calotta: un travestimento
perfetto, sorride, per la prossima partita basterà solo sapere con un po' d'anticipo se il Trap intenderà schierare Del Piero o Totti. Assumerne le fattezze non sarà un problema.
 
Non lo è stato neppure stavolta. A poche ore dalla sfida con il Mexico, il piano diabolico del grande
campione e del suo manager Gigi Di Rosa, è scattato con efficacia; da giorni, i due si sono insediati
nelle cucine del Nosaburo Hotel, ritiro della squadra azzurra.
E dopo aver allontanato i cuochi ufficiali della squadra con una scusa ben congegnata ("Il Fours
Season di Boston è lieto di offrirvi un ingaggio da 22 mila dollari al mese": gli chef hanno preso il primo
volo), Raggio e Di Rosa si sono messi ai fornelli.
 
"Visto che in qualche modo partecipiamo ai mondiali, approfittiamone per competere con le gastronomie di tutto il mondo", il proclama del giocatore. Poi però, ha preso corpo il tentativo di fare qualcosina di più.
 
Ed alla vigilia del match con i centroamericani, il colpo ben riuscito:
"Questa sera fiesta mexicana!",
l'annuncio entusiasta di Gigi Di Rosa entrando nellasala mensa dov'erano riuniti gli azzurri per la cena.
 
"Ma non dovevamo mangiare spaghetti con pomodoro e basilico, cantando l'Inno di Mameli?", il dubbio di capitan Maldini.
"Ma cosa dici, scempio?", Di Rosa si fa brusco. "Cosa ti ha detto il Trap al campo, oggi pomeriggio?". "Che i messicani ce li mangiamo in un boccone".
"E allora, potrò darti la pastasciutta?"
 
"Aspetta che devo consultare la squadra. Bobo, tu che dici?"
"Per me è uguale, digerisco tutto. Cosa c'è di buono?"
"Menù personalizzati. Abbiamo chiesto al dietologo"
"Al professor Stefanini del Bambin Gesù?"
"No, al nostro esperto di fiducia: Alfredo Marcon della Botte di Cavarzere. Tranquilli, è tutto a posto.
Bobo, vieni qui".
"Cosa mi avete preparato?"
"Il Pastel de Montezuma"
"No è che poi me la faccio addosso tutta la partita, con 'sto Montezuma?"
"Ma guarda che è uno sformato costituito da strati di tacchino in una salsa di pomodori verdi e da strati di tortilla sminuzzata e formaggio grattugiato. Tutto al forno, buonissimo".
"Mmm, che languorino. So' sicuro che lo vuole anche il mio amico Inzaghi. Pippo, viè qua, assaggia prima tu la Maledizione di Montezuma".
 
"No, fermo. Per Inzaghi il dietologo ordina lo Zik de Venado".
"E cosa sarebbe?", dal fondo della sala Inzaghi alza la testa.
"Carne di cervo cotta in una buca nel terreno, sfilacciata e servita con coriandolo".
"Coriandolo, ma non siamo mica a Carnevale..."
"Zitto, Doni, altrimenti ti regaliamo al Paraguay. Dunque coriandolo, cipolle, arance aspre e peperoncini serrano sminuzzati".
"Sembra saporito, ma a me il cervo non piace. Potrei avere una paillard di vitello?".
"Pippo, gli ordini del dietologo non si discutono. Devi mangiare il cervo così incorni la palla che è un
piacere".
"Ah, beh, allora se è per quello...".
 
"Totti, vieni, per te abbiamo preparato una cosina buona"
"E cch'è dè? La coda a la vaccinara?"
"Ma scherzi, vuoi andare in campo con lo stomaco bloccato? Già sei un Pupone, ti vuoi anche
strafogare?"
"No, ma se 'n ciò 'n pò de forza nun coro"
"Vedrai che con questo cori, oh se cori. Tieni, mangia e fai il bravo..."
"Aho, ma che è 'sta robba verde? E poi se movono, zompano via dar piatto!"
"E allora fai il pressing, così t'abitui. Dai non fare storie, mangia le Ostiones en escabeche".
"Le Ostie cor camice? Ma che è, 'na robba de meddicina?"
"A Tottigo', sarai anche un campione ma come gourmet non vali niente. Sono ostriche cotte, marinate
nell'aceto con fettine di peperoncini jalapeno: il verde che vedi, è ghiaccio colorato, serve solo per
dare un po' d'allegria".
"A me veramente me dà er tormento nello spirito".
"Zitto, mangia e fila via".
 
Non appena Totti si allontana, Di Rosa strizza l'occhio a Raggio: "Adesso tocca al Trap, abbiamo pensato anche a lui".
"Ma veramente io non devo mica stare a dieta".
"Eh già, così poi gli schemi ti si imbizzarriscono in testa. No, il dietologo è stato chiaro: per te serve
il piatto più speciale di tutti".
"E cosa mi avete preparato?"
"Lengua de res con salsa de chipotle, una cosina saporita saporita".
 
E Di Rosa, non visto, mette mano all'estintore.
"Dimenticavo, Trap, ci sono anche i fagioli Pitagora".
"Fagioli? Buoni, a me piacciono i cannellini".
"Questi sono meglio e poi, lo dice la parola stessa, Pitagora, è un piatto che sviluppa l'intelligenza".
 
Raggio si avvicina e sussurra nell'orecchio:
"Ma è vero?"
"Sssh, non farmi scoprire. Altro che intelligenza. Questi sono peggio del pejote, danno le allucinazioni. Appena vedi che inghiotte la prima forchettata, corri a indossare il travestimento. Il Trap non capirà più niente per almeno tre giorni, basta che corri a bordo campo con la maglietta di Alex Del Piero e vedrai che la staffetta la fai tu".
"Geniale. Ma con il vero Del Piero come l'hai messa? Non lo vedo qui in sala mensa".
"Infatti. Stamattina per colazione gli ho portato un po' di Cochinita pibil. E' partito come un missile,
per fermarlo dopo tre ore gli hanno dovuto tirare con il fucile, una di quelle siringhe per addormentare i rinoceronti".
"Ma che ci hai messo dentro?".
"Niente di strano. Ricetta classica: maiale farcito con arance, peperoncini piccanti e oriana, tutto
avvolto in foglie di banana e cotto dentro la buca nel terreno, il pibil. Sopra ci ho messo un bel po' di
salsa Ixnipec, preparata coi piccantissimi peperoncini habaneros, pomodori e succo d'arancia acido".
"E ti credo che è scheggiato via a razzo!"
"Sì, e adesso il Trap è convinto che sia in forma strepitosa. Ora dai, vatti a preparare che sta per
dare la prima forchettata ai fagioli Pitagora!".
"Vado. Dimenticato nulla?"
"Solo la parolina magica...".
"Ah, sì. Pronti: uno, due, tre..."
 
“Tottigò!”
(6 - continua...)

  Your comments here! ()  6:57:04 PM    

venerdì 14 giugno 2002
Foodball, V puntata: Macumba Europea (Bruxelles, Consiglio dei Ministri d'Europa, giovedi 13 giugno 2002, Italia-Messico 1-1) (Vai alla IV puntata)

Corrispondenza esclusiva per Foodball di Diego Marani, traduttore ufficiale UE, scrittore, inventore dell'Europanto, Supervincitore del Premio Grinzane Cavour 2001, Finalista (sono 5 in tutto!) per il Premio Campiello 2002... cosa volete di più?

Allora, io ero completamente vestito da prete, con paramenti pasquali e libro delle benedizioni in latino nonché aspersorio con cui ho battezzato tutti più il televisore.
 
Nella stanza accanto c'era una tivù minuscola sintonizzata su Croazia-Uruguay con una decina di immagini di gufi poste davanti.
Prima della partita è stata frantumata con un martello una statuetta di un Dio
messicano e bruciata la sua immagine presa da Internet.
 
La partita ha fatto cagare. Ma noi facciamo sempre cagare. Come spiego ad Alessandro, è quando gli italiani fanno più schifo che vincono. Lui mi guarda e replica: "Ma non si può vincere da subito? No, non si può. Mistero della fede!

P.S. Il vestito da prete è stato subdolamente sottratto a un prete e gli sarà restituito senza che lui sappia a cosa è servito.

(5 - continua...)

  Your comments here! ()  9:42:31 AM    

giovedì 13 giugno 2002

Foodball, IV puntata: Dal cuore dell'Europa (Bruxelles, Consiglio dei Ministri d'Europa, martedi 11 giugno 2002) (Vai alla III puntata)

Corrispondenza esclusiva per Foodball di Diego Marani, traduttore ufficiale UE, scrittore, inventore dell'Europanto, Supervincitore del Premio Grinzane Cavour 2001, Finalista (sono 5 in tutto!) per il Premio Campiello 2002... cosa volete di più?

Ad ogni competizione calcistica internazionale, dagli europei alle partite di coppa o ai mondiali, io e i miei amici italiani di Bruxelles ci riuniamo in un gruppo selezionato e ristretto la cui composizione risponde a ferre regole: niente italioti, cioè finti italiani, mezzi belgi, italiani di
adozione, gente con la erre moscia; niente donne, per evitare di sentirci dire però è carino quel croato, oppure ma poverino l'arbitro!, o anche cosa vuol dire fuorigioco?; niente commenti, battute o ripicche di campionato: quando gioca l'Italia non esistono Inter, Juve o Roma. Chi trasgredisce riceve un'ammonizione e dopo due è espulso.
 
Anche la sede di visione della partita è scelta con attenta ponderazione: devono esserci i numeri giusti, l'arcano deve essere dalla nostra parte. Di solito ci si riunisce a casa del direttore del servizio interpretazione della Commissione, che è un'enciclopedia calcistica vivente e preliminarmente studia tutta la storiografia calcistica per trovare nei numeri dell'oggi buoni auspici di vittoria.
 
Un altro importante momento delle nostre sedute calcistiche è la macumba, cioè l'insieme di riti che deve favorire la vittoria degli azzurri.
Il gransacerdote ed ora grande sciamano di tutte le macumbe sono io. Io decido il rito e amministro i sacramenti del culto. Passo a descrivere la mia tenuta da sciamano. Ogni volta cambia, a seconda dell'ispirazione del momento e dell'aria che tira. Dopo la sconfitta della Francia da parte del Senegal, sono andato in un negozio di artigianato africano. Il fato mi aveva spianato la via. E' così che quando gioca l'Italia, io danzo davanti al televisore con una cintura di gusci di noce, una bisaccia di rafia contenente sassi e pezzi di vetro, una maschera di legno appesa al collo e un cappello di liane intrecciate sulla testa. Insomma, sono Ticholbon in versione subsahariana. Alessandro, mio figlio, che per la prima volta quest'anno assite alle nostre partite, non mi prende più molto sul serio. Sarà
difficile piegare la sua adolescenza dopo che mi ha visto vestito da stregone toccarmi le palle davanti a un Pizzul tremolante sotto la schermatura.
 
Così, quando giocammo contro il Camerun negli scorsi mondiali, portai undici cioccolatini neri e uno bianco che ognuno di noi doveva mangiare prima della partita.
Quando giocammo con l'Olanda negli scorsi europei, preparai una tavoletta di legno con sopra fissati occhiali identici a quelli di Davids e portai un grosso martello: il rito era prendere a martellate gli occhiali di Davids. E' così che abbiamo vinto dall'Olanda!
Un altro rito con i Rumeni dell'ultimo europeo fu una collana d'aglio contro i vampiri e un gigantesco crocifisso di bronzo proveniente da un cimitero che comperai da un antiquario per pochi soldi. Messo sotto la televisione, ha protetto la nostra porta come il collo di una principessa slava dai vampiri transilvani.
 
Per Italia-Ecuador abbiamo bruciato un ritratto di Atahualpa e gettato nel vento perline di corallo ecuadoregno (costa poco, non preoccuparti).
Per Italia-Croazia mi sono procurato 12 birre croate, tramite l'addetto culturale dell'ambasciata croata a Bruxelles che era lusingato da tanto interesse italiano per la loro birra. Non sapeva che l'avremmo versata nel water. Peccato che non sia bastata. Ne ordinerò una cassa quando la Croazia sarà eliminata e me la berrò alla faccia loro.
 
Ma il nostro tifo non si limita al sostegno della nazionale. I nostri sforzi si concentrano anche sul portare sfiga ad altre squadre. Ultimamente, soprattutto la Francia è oggetto delle nostre ire. Così abbiamo sgozzato un galletto davanti allo schermo di Francia-Uruguay. Ma domani mattina, per Francia-Danimarca, non sappiamo ancora se pagare 50 euro a uno studente liceale danese per farsi prendere a pedate nel sedere da ognuno di noi o se infilare una Tuborg in culo a un galletto della Bresse. Il risentimento che abbiamo contro i francesi pesa ormai quanto quello che abbiamo contro i danesi, soprattutto i segnalinee!
 
Un altro importante aspetto dei nostri incontri calcistici, è la telecronaca.
Di solito guardiamo la RAI, ma quest'anno siamo costretti a guardare altri canali, perché la RAI non paga i diritti di trasmissione all'estero ed è oscurata. Ma quando si guardava la RAI, era imperativo a un certo punto, quando gli azzurri traversavano momenti di difficoltà, spostarsi su un altro canale, possibilmente neutro, per combattere la sfiga che inesorabilmente Pizzul
attira sugli azzurri ogni volta che sono nei guai.
 
Perché una cosa abbiamo imparato in quindici anni di europei e mondiali guardati assieme:
E' PIZZUL CHE PORTA SFIGA!
(4 - continua...)

  Your comments here! ()  8:48:56 PM    

lunedì 10 giugno 2002
Foodball, III puntata: Ziveli! Ziveli! (Sendai, domenica 9 giugno 2002) (Vai alla II puntata)
 
Ziveli! Ziveli!
Nel retrocucina del Nosaburo Hotel, Gigi De Rosa stappa una bottiglia dopo l’altra. Al suo fianco, un quarantenne rubizzo leva in alto il bicchiere, il liquido tracima e gli finisce fin dentro la tuta.
Ziveli! Ziveli!

All’improvviso, si spalanca la porta. Umberto Raggio entra, e guarda sgomento:
“Ma cosa succede, qui dentro? Gigi, che stai facendo? E chi è il tuo amico?”

Il meccanico–guru si porta l’indice davanti al naso:
“Zitto, Umberto, o scoppia un casino”.
“Ma come, zitto, si sente un bordello fin dal secondo piano. Come zitto a me?”
Ziveli! Ziveli!”,
l’ospite continua a tracannare sorsate di vino, e il sorriso si fa sempre più largo.

“Ma che cosa sta dicendo, Gigi, per l’amor di Dio?”
“Mi pare che significhi cin cin. Ehm, dev’essere croato... Sì, forse è croato…”
“Come, croato? Hai portato un croato qui dentro il ritiro della Nazionale? Trapattoni e i giocatori sono lassù che cercano di dormire, sono le tre del mattino, hanno le palle che gli girano peggio del nuovo pallone dell’Adidas, quello così leggero e imprevedibile che al posto dei portieri qualche allenatore sta pensando di chiamare un geometra. Insomma, siamo nel mezzo di una specie di dramma collettivo e tu sei qui che dici zappali...
Ziveli! Ziveli!”,
lo straniero tira su il bicchiere talmente in fretta che il vino gli piove sulla testa a cascata.
“E taci tu! Gigi, io sarò pure umiliato dal fatto di essere stato ripudiato dalla squadra azzurra, e starò covando una riscossa per tornare in campo. Ma così complichiamo tutto: zappali o ziveli, se ci beccano quaggiù che brindiamo la sconfitta dell’Italia assieme a un croato…”.

“Stai tranquillo, Umberto. L’amico, qui, non è croato”.
“E di dov’è?”
“E’ danese. Si chiama Jens. Jens Larsen”.
“E che ci fa, qui in Giappone?”
“Ma, non ho capito bene, lo sai che le lingue danesi le afferro a fatica”.
“Veramente le danesi a Cattolica le hai sempre afferrate senza problemi”

Catolika! Ziveli Catolika!
e il danese lascia il bicchiere per un istante, per farsi il segno della croce.
“Ma che è, un prete?”
“No, mi pare che faccia un mestiere che dà un’occhiata alle righe…”
“E che mestiere è?”
“Non ho capito bene, Umberto, stai tranquillo, è solo una bicchierata fra amici. Mi ha detto che c’è un suo amico che sta in mezzo a un prato e gli ha chiesto di tenere d’occhio le righe tutto attorno. Dev’essere una cosa anche un po’ sessuale, di quelle da morale luterana: perché se vede un fallo, deve intervenire con rigore”

Ziveli! Rigore! Vieri ofsaid, ziveli! Inzacchi falo, ziveli!

All’improvviso, Umberto Raggio comprende. Lo choc è talmente potente che è costretto a sedersi su uno sgabello:
“Gigi, non ci posso credere…”
“Che cosa non puoi credere?”
“Ma questo qui che tiene d’occhio le righe, è il guardialinee danese di Italia – Croazia!”
“Ah, sì? In effetti, continuava a sventolarmi qualcosa sotto il naso, ma io l’ho preso solo come un gesto simpatico. Anche se dopo un po’ ha cominciato a darmi sui nervi: non potevo nemmeno muovermi, che lui mi tirava su la bandiera e me la piantava davanti alla faccia dicendo 'taliano ofsaid, falo. Uno, due, cinque, venti ofsaid come dice lui, gli ho preso la bandierina e gli ho fatto un falo sulle gengive. Poi però mi dispiaceva di vederlo piangere, e l’ho invitato a bere qualcosa, per farmi perdonare”.

Raggio si tiene il volto fra le mani:
“Lasciami pensare, qui rischiamo la deportazione. Se ci scoprono, non solo ci fanno pagare il biglietto aereo dall’Italia al Giappone, ma ci radiano la nazionalità. Io rischio di non giocare mai più al calcio e tu di perdere la concessionaria della Fiat”.

“E allora che si fa?”
“Intanto dobbiamo trovare il modo di farlo uscire senza che nessuno se ne accorga…”.
“Ma guarda che gli ho promesso di tenerlo con noi, come aiutante”.
“Che gli facciamo fare, gli diciamo di tener d’occhio le righe anche noi, fino a quando non si svegliano Vieri e Inzaghi e lo scoprono qui?”
“No, ci aiuta in cucina. Dobbiamo preparare la colazione per gli azzurri”.
“Non ti è bastato il Seville all’ecuadoriana? Non hai visto che faccia ha fatto Di Livio quando gli hai detto che invece della pajata c’era il pesce marinato nell’arancia amara e nel chili?”
“Sì, però se n’è mangiate tre porzioni”.

“Vabbè, e ora che pensi di fare?”
“Jens ha avuto un’idea: roba nutriente, così i ragazzi vanno in campo più determinati. E multietnica, così quando si trovano di fronte a tutti quegli stranieri in mezzo al campo, non si confondono. Hai visto il casino che ha combinato Materazzi?”
“L’ho visto, l’ho visto…”
“Ecco, se fosse stato qualche volta in Croazia e avesse mangiato un po’ di cevapcici, di raznici, un po’ di licki kupus”.

“Cos’è ‘sto licki kupus?”
“Una merendina migliore dei Biscotti Ringo. E facile da preparare: si prendono dei bei pezzi di maiale affumicato e si cuociono per un paio d’ore in tegame, assieme ai crauti. Poi si servono con strati di patate bollite”.
“Non vorrai mica preparare questo come colazione ai giocatori?”
“No, Jens mi ha dato la ricetta di una specialità della mamma, una robina paradisiaca”.
“E che sarebbe?”
Jens, amigo, please spiegare a mi amigo Umbert, great foodball player, your speciality. Uats neim?

Forloren skildpadde”.
“Cos’è?”
“Dai Umberto non fare il provinciale, si chiama come ha detto Jens. Fanfaren schifata in padella”.
Forloren skildpadde!”,
Jens urla.

“Oh, stai calmino che altrimenti ti do un altro rigore tra capo e collo! Non urlare, Jens, ok abbiamo capito, si chiama come dici tu, ma parla a bassa voce!”
“Ah, ti sei reso conto anche tu che se ci trovano qui col guardialinee danese finiamo deportati in Croazia, sull’isola di Kazovice?”
“Ma quale deportazione! Dai, prendi gli ingredienti che prepariamo la colazione”
“Ok, vediamo un po’..”

De Rosa prende una grande padella, versa qualche cucchiaio d’olio e due bicchieri abbondanti di panna:
“Scaldala sul fuoco, intanto io preparo i fischietti”.
Fiskefars! Fiskefars!”,
dice Jens, puntando il dito verso un grumo di pesce macinato, burro, farina, carne di manzo ridotta a tartara.

“Ma cos’è questa roba, Il Silenzio degli Innocenti?”,
chiede Raggio, allarmato.
“No, Umberto, sono le polpettine da aggiungere alle cervella stufate: eccole qui, tuffale nella panna che poi mescoliamo tutto con un po’ di verdura”.
“E questa sarebbe la colazione?”
“Cosa c’è che non va. E’ semplice, nutriente, robusta. Anzi te l’assaggi anche tu, così corri come una lepre e Trapattoni non ha più dubbi sul metterti in campo al posto di Del Piero”.
“Piuttosto rinuncio anche ai Mondiali del 2006 e del 2010!”
“Sempre queste storie, Umberto. Guarda che se non mangi, non cresci. Fai il bravo, guarda, Jens ti ha già preparato anche la torta. Jens, plis dire a mi amigo uats neim of the tort

Skaebnekage”.
“Il nome è tutto un programma... Posso scegliere un Confetto Falqui, piuttosto?”
“Non fare lo stupido, sentirai che bontà la schebenecaghe. Ma lo sai che in danese il nome vuol dire la torta del destino. La preparano per le occasioni più importanti, e dentro ci nascondono una moneta d’argento, un ditale e un anello: chi trova la prima, diventerà ricco, chi trova il secondo non si sposerà mai, chi trova il terzo si innamorerà entro un anno”.

“Prova a immaginare cosa capiterà quando ‘Ringhio’ Gattuso, domattina, si spezzerà un molare addentando un ditale o una moneta da un euro che tanto di più non abbiamo, entrerà in cucina e troverà noi assieme al guardialinee danese, ubriaco…”.

Ziveli!”,
Jens riprende a brindare e bere.
“Umberto, ma credi davvero che io sia così cretino? Dentro la schebenecaghe io ci metto della roba morbida, così nessuno si fa male, ma intanto capiscono il… destino”.
“E cioè?”.
“Nella fetta di Del Piero, un telegramma della fidanzata che dice che se non torna subito in Italia si mette con Davids, e un biglietto aereo per il primo volo”.
“Poi?”.
“Nella fetta di Trapattoni, una lettera firmata da Vieri, Inzaghi, Montella e Del Vecchio che gli danno del vecchio rimbambito. Sai quant’è permaloso, senza pensarci su un momento li mette fuori rosa”.

“E nella mia fetta?”
“Facile: la maglia numero 24 con la scritta Raggio sulle spalle e anche sul petto, così il cameraman t’inquadra due volte e facciamo anche i soldi con gli sponsor”.
“Gigi, sei un genio”.
“Modestamente, lo intuivo…”

“Forza allora con la torta”.
“Umberto, prima un brindisi. Ehi, Jens, vieni qui che anche Umbertino fa un brindisino assieme a noi”.

Ziveli! Ziveli!
“Eh no, basta ziveli! E tira giù quella bandierina che altrimenti so io dove t’infilo l’ofsaid. No, stavolta il brindisi si fa a modo nostro”
 
“Tottigò!”
(3 - continua...)

  Your comments here! ()  12:57:10 AM    

sabato 8 giugno 2002
Foodball, II puntata: Ci mangiamo l'Ecuador! (Sendai, venerdi 7 giugno 2002) (Vai alla I puntata)
 
Mentre sul campo allenamenti di Sendai Trapattoni prova lo schema con Totti e Inzaghi, quello con Del Piero e Montella, il 4-4-2, il 4-3-3 e il 44 gatti, nelle cucine del ritiro azzurro
Umberto Raggio e Gigi De Rosa confabulano.
 
- Guarda come ci siamo ridotti, dice il campione, eravamo venuti qui per giocare dal primo minuto, e ci siamo ritrovati a fare da sguatteri.
- Beh, sguatteri è una parola grossa. Dovresti ringraziarmi, perché siamo comunque riusciti ad entrare nello staff della Nazionale. E vedrai che prima o poi riuscirai a entrare in campo, ed a fare la tua porca figura. Intanto, però, passami il pesce.
- Eccolo. Ma come hai fatto?
- E' stato un gioco da ragazzi. Ti ricordi Tombolini?
- E chi se lo scorda? Mi ha espulso solo perché dopo aver trattenuto per la maglia Ciro Ferrara, averlo sgambettato da dietro a gioco fermo, e avergli fatto un fallo di reazione prima che reagisse, gli ho detto che era una carogna. Il supermoviolone mi ha dato ragione, ma intanto mi aveva fatto dare otto giornate di squalifica, quel demonio.
- Ma di quale Tombolini parli?
- L'arbitro, quello che si tinge i capelli di grigio perla per fare invidia a Collina.
- No, io parlo del fratello, Antonio. Un bravo ragazzo, di calcio non capisce niente, pensa che è juventino, ma nel campo del cibo è un drago; ti ricordi quando lavoravo al Diavolo del Brodetto?
- Veramente no.
- Beh, non è proprio che lavoravo. Stavo solo facendo una saldatura in cucina, è entrato Antonio, che è un amico del proprietario, mi ha visto lì e mi ha chiesto se ero il nuovo chef.
- E tu che gli hai risposto?
- Che sì, ero il nuovo chef francese. C'è cascato di netto. Sai, è juventino. Se l'è bevuta tutta. E alla fine del pranzo è venuto a farmi i complimenti, mi ha detto che si sarebbe ricordato di me.
- E se l'è ricordato?
- Le cose che gli ho preparato quel giorno non se le scorderà di sicuro.
 
I due vengono interrotti dall'ingresso in cucina di Gigi Buffon:
 
- Ragazzi, cosa si mangia stasera di buono? Forza, che domani abbiamo una partita importante.
- Visto che vi siete bevuti l'Ecuador, sorride Raggio, noi abbiamo pensato di farvelo anche mangiare.
- Che cosa significa?
- Che stasera, per cena, vi prepariamo un manicaretto straordinario, il piatto nazionale ecuadoregno: Seville alla Umberto Raggio.
- Non sarà mica novelle cugine?
- No, Buffon, vai tranquillo. E' leggero e nutriente.
- Ok, allora torno all'allenamento. Mi raccomando, poco pepe.
 
Il portierone esce. Gigi De Rosa imbraccia la padella:
 
- Adesso me lo spieghi anche a me cos'è questo Seville?
- L'ho appena detto, è una specialità ecuadoregna.
- Ma non ero io lo chef?
- Allora vai, che io ti do la ricetta. Prendi questo chilo di filetti di pesce bianco, spigola va benissimo, e falli a pezzettini. Poi servono 300 millilitri di succo di lime, 200 di succo d'arance amare, 200 di olio, 1 peperoncino rosso piccante fatto a pezzettini, 1 cipolla media e uno
spicchio d'aglio tritati, un pizzico di sale, pepe fresco.
- Abbiamo tutto, ecco qui.
- Allora inizia mettendo il pesce in una zuppiera e coprilo con il succo di lime. Copri il recipiente e mettilo in frigo per tre - quattro ore, girando il pesce almeno un paio di volte. Al termine della marinatura, il pesce dovrà prendere un colore un po' opaco. Poi lo tiriamo fuori dalla marinatura, e scartiamo il succo. A questo punto, mescoliamo gli altri ingredienti (succo d'arancia, olio, peperoncino, cipolla, aglio, sale e pepe) e inzuppiamo ben bene, ma con delicatezza, il pesce in questa salsa saporita. E' pronto, vedrai che poesia!
- Ma sei sicuro che se il Trap non vede gli spaghetti, quelli dello sponsor, con il pomodoro e il parmigiano reggiano approvato dalla federazione, non gli prende una crisi di nervi e non fa come quella volta in Germania, quando gli avevano dato i crauti invece che la pizza e ha dato dello Strunz al cuoco?
- Guarda che Strunz era il mediano del Bayern.
- Sai quanti Strunz ci sono in giro.
- Hai ragione, Gigi. Ma dammi retta, inzuppa quel pesce. Questa è la nostra grande occasione: se voglio avere una chance per tornare in campo da protagonista, dobbiamo prendere gli azzurri per la gola. E poi, non sei stato tu a spacciarti per chef con Tombolini?
- Ok, Umberto, allora forza con questo Seville. E speriamo che qualche titolare ci lasci le penne col pesce al lime e chili.
- Bravo, vedo che hai capito. Ma dimenticavamo il vino.
- Cosa ci abbiniamo?
- Col Seville, è obbligato. Per mangiarci l'Ecuadò, ci beviamo il Tottigò. Del '97.
- Ma veramente ho letto che Masnaghetti gli preferisce il Trifosco dal Pulviscolo Rosso '98.
- E chi sarebbe, questo Masnaghetti?
- Un grande enologo.
- A me veramente ricorda l'ex mezzala del Real Arcore, quello che faceva il sommelier alla pizzeria Da Silvio ma che fu mandato via perché confondeva il Lambrusco col Lambrate e una volta, a una cena vip, rispedì indietro il vino dicendo che il Tavernello sapeva da tappo.
- Mi sa che dev'essere proprio lui.
- Allora dammi retta, prendi il Tottigò".
(2 - continua...)

  Your comments here! ()  11:07:41 AM    

venerdì 7 giugno 2002
La Gazzetta dello Sport, 12 aprile 2002

“Sono in piena forma: il mondiale è alla mia portata”.
Pienamente recuperato dopo il gravissimo infortunio all’astragalo che l’ha tenuto lontano dai campi di gioco negli ultimi tre anni e mezzo, Umberto Raggio prova gli allunghi sul terreno del Virus Trebaseleghe, la formazione che ne ospita gli allenamenti solitari in vista della possibile spedizione in Giappone e Corea. Al suo fianco, come ogni giorno ormai dal 1993, Gino De Rosa, pranoterapeuta, guru e meccanico convenzionato Fiat che ne cura la preparazione atletica e, già che c’è, anche i tagliandi della Duna.
La diplomazia non è il mio forte - ora è De Rosa a parlare -: se il Trap non lo convoca ai mondiali, è un insulso”.

Tuttosport, 22 aprile 2002

“Raggio? Non rientra fra i 22 che ho già in mente. Anzi, neppure fra i 2200. Sono felice per il ragazzo e per l’uomo, oltre che per l’atleta e il meccanico, per la guarigione sportiva e la guarnizione dell’auto: ma io devo portare ai mondiali la squadra più affidabile”.
Giovanni Trapattoni, ct della Nazionale, chiude così il caso Raggio. Ma le polemiche non
sembrano destinate a chiudersi tanto presto…
 

Stadio, 29 aprile 2002

“Unbelievable: I think mr. Trepitoni is joking”.
Da Salt Lake City, capitale dello Utah, Lewis Bennet tuona contro le dichiarazioni del cittì azzurro.
Prevosto generale della Congregazione parallela dei Cugini di Mormon, cui Umberto Raggio ha aderito
durante la sfortunata spedizione di Usa ’94 (si ricorderà che un infortunio al metacarpo della mano
destra che lo aveva tenuto lontano dagli stadi nei due anni precedenti aveva impedito a Arrigo Sacchi di inserirlo nella rosa), Bennet spara sull’allenatore della Nazionale:
“Una discriminazione religiosa, oltre che calcistica - prosegue il consigliere spirituale di
Raggio -: il ragazzo, all’ultimo raduno dei Cugini di Mormon, mormorava che è un piacere. Dimostrando di avere fiato e intelligenza, doti che sarebbero preziose nei difficili terreni del mondiale. Non posso credere che Trepitoni gli preferisca gente come Toti, Ainzaki o Dilpiairo. Unbelievable”.
 
La Gazzetta dello Sport, 1° maggio 2002
“Lo dedico al Trap!”.
Virus Trebaseleghe 2 ­ Spartak Papozze 1: il gol decisivo, a tre minuti dalla fine, è di Raggio. Il giocatore è apparso in forma strepitosa. Entrato, per non rischiare incidenti proprio in questa
fase decisiva della sua carriera, a sette minuti dal termine del match organizzato proprio per saggiarne le condizioni, Raggio ha conquistato palla sull’out destro e, approfittando di una distrazione collettiva della difesa dello Spartak, è andato in porta. Il pubblico, rado ma selezionatissimo, si è abbandonato al delirio:
“Lo porteremo a Coverciano con i nostri mezzi, se occorrerà - dichiara l’addetto stampa Gigi
De Rosa -; e imporremo al Trap di provarlo nel 4-4-2 e anche nel 5-3-2-1. L’esclusione dalla rosa, a queste condizioni, sarebbe incomprensibile”.
 

Tg5 Sport, 7 maggio 2002

“Diramate le convocazioni per il mondiale. In attacco il ct ha scelto Del Piero, Montella, Del Vecchio,
Totti, Vieri e Inzaghi. Non c’è, come si può notare, Umberto Raggio. Per protesta, i suoi sostenitori hanno parcheggiato una Ritmo del ’79 in sosta vietata davanti al palazzo della Federazione Calcio a Milano. Non ce ne andremo neppure col carro attrezzi, hanno detto all’arrivo della polizia. Insomma, è polemica”.
 
Corriere dello Sport, 15 maggio 2002

“Trapattoni può pensare quello che vuole! Noi parteciperemo comunque ai Mondiali: io, Gigi che è
anche il mio cuoco personale e che curerà la mia alimentazione, e ovviamente anche i Cugini di Mormon”.
Nella conferenza stampa convocata nella sede dell’Officina De Rosa, Umberto Raggio ha detto queste poche parole, lasciando sgomenti i giornalisti accorsi da ogni parte d’Europa. Incalzato dalle domande, si è trincerato nel più rigido no comment. Anche De Rosa si è avvalso della facoltà di non rispondere; o in subordine di dire, come gli accade la maggior parte delle volte, cose del tutto prive di senso.
 

Il Gazzettino, 18 maggio 2002

"Duna bordeaux ritrovata sulle sponde dell'Adige: si teme il gesto insensato del grande campione".
Alle 6,40 del mattino Bepi Tognon, camionista, ha notato lungo l'argine dell'Adige una Fiat Duna bordeaux metallizzata, con lo sportello lato guidatore aperto. Immediatamente l'uomo ha dato l'allarme; i Carabinieri, accorsi tempestivamente, non hanno faticato a rintracciare le generalità del
proprietario.
"Trattasi di Raggio Umberto, anni 42, sedicente giocatore di football, sconiugato - si legge nel verbale -, che non risultava, all'atto della scomparsa, essere ricomparso nel proprio domicilio, né a letto, né in bagno. Disposto l'invio di foto segnaletica, nella quale il Raggio è raffigurato con la casacca della Dinamo Cavarzere, nell'atto di penetrare, privo di regolare permesso, nell'area di rigore avversaria. Temesi gesto inconsulto. Contestualmente veniva riscontrata l'assenza anche di De Rosa Luigi, autoriparatore, sposato con Brasan Federica, indicato come amico e manager del Raggio. Temesi omicidio - suicidio per delusione calcistica. Disposto sopralluogo del nucleo sommozzatori di Padova".
 
Asahi Shimbun, 25 maggio 2002

"Clandestini scoperti nel cargo che trasporta le vivande della Nazionale italiana di calcio".
Alle 16.30 del pomeriggio, all'aeroporto di Tokyo, il pastore tedesco (giapponese) Furyo, già stordito dopo aver annusato sette casse di parmigiano reggiano e tre di prosciutti, ha avuto un sussulto e si è diretto, senza indugi, verso il fondo dell'aereo cargo che trasportava la ricca dotazione al seguito della spedizione calcistica dell'Italia; attirato, si capirà più tardi, dall'odore di gorgonzola al mascarpone di un paio di calze, appartenenti a Gigi De Rosa.
"Te l'avevo detto che quando si va in ospedale e si parte per un viaggio ci si cambiano le mutande e le calze!",
lo scoppio d'ira dell'altro clandestino scoperto assieme a De Rosa, acquattato nel cargo. Agli sconcertati doganieri nipponici, è apparsa subito la realtà: si trattava di Umberto Raggio, il grande calciatore italiano, che tentava d'infiltrarsi così, con un trucco, nella squadra di Trapattoni. Già pronto addirittura a scendere in campo, con la maglia azzurra ufficiale e il numero 24 stampato sulla schiena.
"Come dice Moliére nell'Avaro, dove ce n'è per 23 ce n'é anche per 24...",
la prima giustificazione al console italiano accorso all'aeroporto.
Quindi, con la polizia giapponese che gli chiedeva una spiegazione formale dell'ingresso da abusivo, Raggio è stato esplicito: "Tottigò!".

  Your comments here! ()  11:57:22 AM    

© Copyright 2003 Antonio Tombolini.
 
Antonio Tombolini home page

F O R U M
F O R U M

Alla Piazza del Mercato!

Appello per la libertà di Adriano Sofri

Ueit Uoccers, In Lotta contro la Gravità














Listed on BlogShares

[Macro error: Poorly formed XML text, we were expecting

. (At character #515.)]

June 2003
Sun Mon Tue Wed Thu Fri Sat
1 2 3 4 5 6 7
8 9 10 11 12 13 14
15 16 17 18 19 20 21
22 23 24 25 26 27 28
29 30          
Jun   Jul

Click here to visit the Radio UserLand website.

Subscribe to "Foodball" in Radio UserLand.

Click to see the XML version of this web page.

Click here to send an email to the editor of this weblog.