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Laura Antonelli, o della bellezza sfregiata - Era all'apice della carriera e della notorietà. Era una delle donne più belle d'Italia, e dunque del mondo. Non aveva ancora fatto il film politicamente corretto, di quelli che ne basta uno e ti sdogana perfino la ninfetta alla Tinto Brass. Era comunque - specie per chi, come me, in quegli anni attraversava l'adolescenza - uno dei riferimenti più intensi e sensuali dell'immaginario maschile.
Il 27 aprile 1991 venne arrestata nella sua casa, a Cerveteri: le avevano trovato - udite udite! - 36 grammi di cocaina. Da allora fu un calvario. Il luccicante mondo dello spettacolo si affrettò a isolarla, prima, e ad abbandonarla, poi. Laura Antonelli vive sola, completamente sola, da anni, distrutta nel fisico e nell'anima.
Il 17 marzo del 2000, dopo 9 anni (nove anni!), la Corte di Appello di Roma assolve Laura Antonelli perché il fatto non costituisce reato.
Ieri il colmo: la Giustizia Italiana, di cui La Magistratura si fa eroica paladina, pone rimedio al misfatto, condannando lo Stato (lo Stato, mica il PM che la perseguì o il giudice che la condannò in primo grado!) a risarcire Laura Antonelli, riconoscendo il "danno d'immagine" ad essa causato dal processo. Bella notizia, no?
Aspettate. L'importo del risarcimento non vi interessa? Quel che conta è il principio, dirà qualcuno. Già. In fondo le hanno assegnato ben 10.000 (diecimila) Euro di risarcimento: l'equivalente di una bella Punto nuova, anche un po' accessoriata, in cambio della vita che le hanno distrutto.
Non risulta che i giudici abbiano mostrato alcun rossore nell'annunciare l'esemplare sentenza.
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