In morte dell'amico ristoratore e gentiluomo, Rocco Montereale - Ho un groppo in gola e le lacrime agli occhi. E' morto improvvisamente, la notte scorsa, Rocco Montereale, ristoratore gentiluomo. Il suo cuore si è improvvisamente fermato.
Il suo ristorante - il Concabella - è a Vacallo, pochi chilometri da Chiasso, in Svizzera. E' uno dei primi cinque ristoranti nelle mie preferenze, da un bel po' di tempo. Rocco era lucano di Venosa, orgoglioso delle sue origini cui è sempre rimasto attaccatissimo, fino a volerne sempre traccia nella sua raffinatissima cucina. A Rocco piaceva prendere in giro la moglie Ruth, la sua deliziosa terrona svizzera, nata nella campagna bernese. Lo conobbi ai primi tempi di Esperya, nel '99, quando cominciò a comprare da me un po' di pasta, e poi un po' di olio, e poi quel caciocavallo podolico lucano per il quale andava matto. Un innamorato degli ingredienti veri e saporiti, e un innamorato del buon vino di tutto il mondo. La carta dei vini (e la cantina, perché tutti quei vini ci sono davvero!) del suo ristorante resta la migliore che io abbia mai visto, probabilmente la migliore d'Europa.
Nell'estate di due anni fa Rocco venne a passare una decina di giorni di vacanza dalle mie parti, con tutta la sua famiglia e con la famiglia di Ambrogio Stefanetti, il suo straordinario e fidatissimo chef (è giovane ma la sua stella Michelin - e potete credermi, meriterebbe di più! - ce l'ha da anni, ma non se la tira come tanti che conosco). Fu lì che la conoscenza e la stima reciproche divennero amicizia e (oggi posso dirlo) ammirazione per l'umanità di un gentiluomo amante del suo lavoro.
Sono disperati, adesso, al Concabella, con Ruth schiantata dal dolore. La notizia me l'ha data al telefono Ambrogio, mentre è al lavoro, in cucina, perché il lavoro deve continuare, anche oggi, anche durante quelle che - per molti ma non per loro - saranno le feste.
Ho chiesto ad Ambrogio se potevo rendermi utile in qualche modo, oltre che unendo le mie lacrime alle loro. In realtà non so cosa fare. Mi è venuto in mente che una mano sì che posso dargliela, magari col vostro aiuto: andare a cena al Concabella. Chi può, chi è più vicino (ma ci sono anche delle camere belle e confortevoli per sostare la notte), chi avesse voglia di passare una serata indimenticabile lo faccia, e porti un saluto e un abbraccio a Ruth, ai suoi ragazzi, ad Ambrogio in cucina.
Da qui intanto brindo con un calice del suo vino preferito, quello che aveva sempre mantenuto in testa alle sue proposte, l'Aglianico del Vulture Carato Venusio, di cui Rocco parlava così:
Parlare di un vino che arriva da Venosa, il mio paese d' origine, mi provoca una grande emozione. L' emozione di un uomo che ha amato e continua ad amare la sua antica, grande Terra: la Lucania, o se preferite Basilicata. So che non tutte le orecchie saranno buone per ascoltare queste frasi, ma so anche che troverò molti che con le terre del Sud Italia hanno il mio stesso, forte legame.
Alzo il calice del suo prediletto Aglianico con Rocco, mentre ancora non so sentirlo lontano, forse perché Rocco è lì che sorride, da lassù, dal Paradiso dei Ristoratori Buoni.
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