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Google avvisato, mezzo salvato - Google sta aprendo uffici in Francia e Germania, e sta assumendo advertising sales executives, in altre parole: venditori di pubblicità. Ne sta parlando Massimo DotComa Moruzzi nel suo blog.
Vorrei chiarire un punto: non amo Google, ci mancherebbe altro. Mi sono innamorato 25 anni fa di mia moglie. Sono innamorato dei miei figli, e di alcune altre cose: non di Google, lo confesso. Apprezzo molto Google per la qualità del suo servizio. Oggi è il miglior (l'unico vero) motore di ricerca presente in rete.
Il fatturato di Google arriva, per ora, quasi esclusivamente dalla vendita dei suoi servizi, e solo marginalmente dalla pubblicità. Come faccio a dirlo? Facile: apro la homepage di Google, e non ci trovo un filo di pubblicità; scrivo computer su Google, e mi appaiono accuratamente emarginati sulla destra, che neanche li vedo, quattro link testuali sotto l'intestazione Collegamenti sponsorizzati, che nessuno cliccherà mai; scrivo su Google benedetto croce, e non appare nessun link sponsorizzato.
Questo vuol dire che - allo stato attuale - Google non vive affatto di pubblicità, se non in misura del tutto marginale: ogni altro discorso è astratto e pretestuoso, anche se a farlo è un imbarazzato Eric Schmidt (ragazzi, per trovare questa intervista, peraltro non più disponibile nel sito originale, bastava fare una semplice ricerca in Google!), CEO di Google, che evidentemente sta già paving the way per un ingresso alla grande sul mercato pubblicitario. Di diverso avviso è The Register:
Google is a privately-run company and has been since it was started three years ago by Stanford University students Serbey and Larry Page. As such, no one has any idea how much money is going in or out. Of course, this hasn't prevented estimates - two of which are that up to $100 million has been invested in the company and that its annual revenue (from licensing its search engine to other sites) is around $50 million.
Il dato di fatto attuale, tuttavia, non esclude che i capi di Google possano aver deciso di cambiare strada, e di puntare a una crescita attraverso una più forte ed esplicita presenza sul mercato pubblicitario. Se lo faranno, peggio per loro. La (sostanziale) non-pubblicità è secondo me un fattore determinante del successo di Google, e se deciderà di cambiare rotta (vedi allegato) perderà per forza di cose il suo primato, e probabilmente assisteremo all'avvento di un altro motore di ricerca. Una storia già vista, perché è proprio la storia di Google che - in brevissimo tempo e proprio per questi motivi - soffiò il primato ad Altavista.
Curiosamente oggi, mentre stavo facendo le pulizie tra i miei Preferiti, ne ho trovato uno cui avevo assegnato questo titolo: Il vangelo di esperya. Incuriosito vado a vedere di cosa si trattasse: è un post di Doc Searls del 7 ottobre 2000 (quasi 2 anni fa!), la sua Lettera Aperta a Meg Whitmann, CEO di Ebay.com, che si diceva stesse puntando a introdurre la Pubblicità su Ebay affidandone ad AOL la vendita. Provate a leggerla, ne vale la pena: io sottoscrivo tutto, parola per parola. Non a caso era il nostro vangelo!
Non sono innamorato di Google, l'ho detto. Certo però ne sono un tifoso. Se Google deciderà di trasformarmi da tifoso in audience da vendere a qualche idiota che crede ancora nella pubblicità, mi perderà. Ma non perché io mi sentirò romanticamente tradito. Semplicemente perché oggi cliente di Google è chi usa i suoi servizi, e dunque Google presta le sue attenzioni all'utente dei suoi servizi. Se la Pubblicità dovesse diventare una voce importante del suo lavoro, il cliente di Google non sarebbe più l'utente dei suoi servizi, ma l'inserzionista pubblicitario, e ai bisogni e desideri di questo dovrà per forza adeguarsi. E io me ne andrò.
Ah, ma allora come faranno a crescere... Ma allora un corno. Il mio ritornello, che riaffermo come enunciato scientifico, e non come vaticinio profetico, lo conoscete già: la Pubblicità è morta. Scriveva il buon Doc già due anni fa:
The online successes of AOL, Yahoo and a very few others are the exception, not the rule. They also have not been proved in the long run. I believe that in time their successes will speak far more eloquently of tolerance than of demand.
Oh, io Google l'ho avvisato. Se non mi dà retta, peggio per lui, no?
Google It! 12:18:50 PM
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