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Tommaso Buzzi e la Scarzuola, storia di una censura in atto - Avevo promesso di parlare della Scarzuola, un luogo straordinario, che ho conosciuto grazie a Marina e Köbi Wiesendanger. Cos'ha di straordinario questo posto? In fondo non è altro che un giardino...

Bene, devo mettervi in guardia. Devo fare, con voi che leggete, la stessa cosa che Marco Solari, il nume tutelare della Scarzuola, fa con tutti quelli che arrivano lì: chi si sente tranquillo, a posto con le sue cose, sicuro di sé, soddisfatto, è meglio che smetta di leggere qui.
La Scarzuola, antico convento francescano andato distrutto di cui Marco Solari ha rimesso in sesto i pochi resti disponibili (tra i quali un enigmatico e antichissimo frammento di affresco raffigurante Francesco), non è affatto un giardino. La Scarzuola è un pericolosissimo percorso di iniziazione.
Il convento, ormai abbandonato da decenni e in malora, fu comprato nel 1956 da Tommaso Buzzi, il più grande architetto italiano del ventesimo secolo. Ecco, già vi sento: Eh, ma dai, figurati, io sono architetto e non l'ho mai sentito nominare... Prego accomodarsi, fuori di qui. Se vi state dicendo questo, e non vi coglie il minimo dubbio, ripeto, smettete di leggere. E soprattutto non andate alla Scarzuola! Ed è inutile che cercate Tommaso Buzzi in rete, troverete poco o niente. Neanche una foto, per esempio. Come mai?
Tommaso Buzzi (1900-1981) è con Gio Ponti (guardate quante cose trovate, al contrario, su Gio Ponti in rete!), nella prima parte del secolo, il maggior esponente della scuola milanese. Insieme fondano la storica rivista Domus, e insieme firmano alcuni dei progetti più noti. Arrivano persino a mettere in piedi insieme (e con Paolo Venini, della storica Venini di Murano, di cui Buzzi era direttore artistico) una società per commercializzare le loro opere di design. A quel tempo, l'architetto Buzzi è famosissimo e riverito ovunque, università inclusa: ordinario di Disegno dal Vero al Politecnico di Milano.
La sua fama non si oscura con la guerra, anzi: nel dopoguerra è Gio Ponti ad elemosinare le attenzioni di Tommaso Buzzi, che invece lo allontana da sé rimproverando a Ponti un eccesso di compromessi col regime fascista. Nel frattempo Buzzi è l'architetto che nessun potente italiano può farsi mancare. Viene chiamato per i suoi lavori da tutta la nobiltà romana, da intellettuali di destra e di sinistra, dagli Agnelli e dai Pirelli, da ecclesiastici e politici. Non scrive più sulle riviste specializzate dei suoi colleghi che rimprovera di accademismo, ma solo su Vogue e Harper's Bazaar. Insomma, nel secondo dopoguerra Buzzi è certamente l'architetto più noto d'Italia, e il più ricco. Poi...
Nel 1956 Tommaso Buzzi compra un convento ridotto a rudere nei pressi di Orvieto: la Scarzuola. E comincia a lavorare freneticamente al progetto della sua città, la Buzzinda. Dà vita a una delle più incredibili, inaspettate, straordinarie fantasie architettoniche realizzandola, trasferendosi a vivere lì, passando in cantiere con gli artigiani del luogo gran parte del suo tempo, interpretando per loro i suoi schizzi realizzati a due mani (disegnava e correggeva con la destra e la sinistra contemporaneamente), dando vita a un percorso in cui verde, acqua, fuoco, terra, vita e morte, divini e mortali si integrano. Una summa onirica e coinvolgente di tutto il suo sapere architettonico, ma anche filosofico storico e sapienziale.
Ci lavora fino al 1976. Nel frattempo, sgomento di fronte a quest'opera, l'establishment culturale e accademico immediatamente e come un sol uomo emargina Tommaso Buzzi e le sue stramberie. A costoro, che gli chiedono ragione di come un architetto serio e importante come lui possa lasciarsi andare a certe cose, Buzzi risponde Quando sono con voi sono vestito, e in cravatta; quando sono qui, alla Scarzuola, sono nudo, e questo non potete sopportarlo.
Per questo di Buzzi e su Buzzi non troverete quasi niente. Per questo chi volesse conoscerlo nudo è bene che si compri questo piccolo preziosissimo libro: Tommaso Buzzi: Lettere, Pensieri, Appunti. 1937-1979
Buzzi lascia incompiuta un'opera incompiuta per sua natura. E' Marco Solari - della cui insostituibile guida chi voglia visitare la Scarzuola non può assolutamente privarsi! - a riprendere in mano i suoi disegni, e a proseguire l'opera, e ad introdurre con pericoloso entusiasmo i visitatori ai misteri di questo straordinario e teatrale percorso di meditazione e di iniziazione. Sono andato a visitare un giardino. Ne sono uscito diverso, e non mi era mai accaduto. Adesso siete avvisati, fate voi.
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