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venerdì 28 giugno 2002 |
The Tarot Garden (Il Giardino dei Tarocchi) - Se domani pomeriggio avessi un figlio da portare a fare una girata, lo porterei a vedere Il Giardino dei Tarocchi della scultrice Niki de Saint Phalle.
Si passa per matti, lo so, quando si descrivere Il Giardino dei Tarocchi, ma se passate da quelle parti andate a vederlo. Hasta la vista, Tobia
Google It! 5:35:10 PM
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Foodball, VII (e penultima!) puntata: L'Ostaggio
4:57:23 PM
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Democraticamente rivoluzionario - [Times] Mentre stavano in fila per votare l'approvazione della legge che abolisce la proprietà privata dei giacimenti minerari i parlamentari dell'African National Congress (ANC) ballavano e cantavano canzoni da minatori. Da ieri in SudAfrica le immense risorse minerarie del paese sono tornate di proprietà dello Stato che potrà darle in concessione alle società di sfruttamento. L'ANC ha sempre indicato nella legislazione che permetteva la proprietà privata delle miniere di oro e diamanti uno dei principali strumenti con cui si realizzava la discriminazione razziale durante il regime bianco e uno dei meccanismi che la perpetuava anche dopo la fine ufficiale dell'apartheid.
Non sono affatto contente le società di estrazione mineraria, ma protestano democraticamente su questioni di merito. Felicità e stupore quando constatammo che l'apartheid finiva grazie ad un processo pacifico e democratico. Io provo invidia verso un popolo come quello sudafricano che ha un Governo... democraticamente rivoluzionario: come quando qualche mese fa mise nell'angolo le multinazionali farmaceutiche sulla questione dei brevetti delle medicine contro l'AIDS. E ora una riforma economica di questa portata condotta a compimento con così sapiente equilibrio. Viva questa politica, l'Africa e Mandela (by Michele Costantini).
3:03:28 PM
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Non può essere un'anatra - "Cammina come un'anatra, canta come un'anatra... quindi non può essere un'anatra". Fanno spirito sui paradossi e i cerebralismi della giurisprudenza comunitaria quelli del Times. Comincia con questa battuta l'articolo che commenta l'ormai famosa sentenza emessa il 25 giugno della Corte di Giustizia di Lussemburgo sul caso Parmesan.
Del resto la questione che ruota attorno al caso del formaggio prodotto a Parma ma che non può essere chiamato Parmesan è una questione tremendamente seria e dalle enormi implicazioni. Si schiera a favore delle denominazioni di origine e della creazione di un registro globale dei marchi agro-alimentari tutta una serie di paesi poveri ed emergenti come l'India, il Pakistan e la Bulgaria che vedono in questo strumento un'arma utile a proteggere i piccoli agricoltori dalle politiche di espansione aggressiva di multinazionali e brevettatori OGM. Capofila di questo schieramento è chiaramente l'Unione Europea che vede nella salvaguardia della diversità e delle garanzie di origine una prospettiva di sopravvivenza della propria agricoltura. Contro, naturalmente gli USA e gli altri paesi delle multinazionali agro-alimenatri (Australia, Nuova Zelanda), ma anche i produttori di alcuni paesi emergenti come Cile e SudAfrica che sarebbero ben felici di spedire per il mondo bottiglie etichettate Champagne, Porto e Chianti.
Lasciate che gli agricoltori europei siano protetti da una seria normativa internazionale di denominazione di origine - dice il commentatore del Times - esattamente come la Levi's o la Nike fanno con i loro jeans e le loro magliette. Poi però - conclude - sarà inevitabile: anche l'Europa dovrà decidersi a metter mano alla riforma del suo mega-protetto mercato agricolo (by Michele Costantini).
Google It! 2:59:05 PM
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© Copyright 2003 Antonio Tombolini.
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