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Il mio Curriculum Vitae

Attenzione: questo curriculum è in realtà un pretesto per raccontare a me stesso tutta la mia vita. Per questo sarà lunghissimo e, credo, noiosissimo per i più. Se, leggendolo, a qualcuno venisse voglia di fare qualcosa con me, o di usarmi in qualche modo, può mandarmi due righe.

Sono nato il 4 aprile 1960 a Loreto, alle 7.30 del mattino di un lunedi: giusto in tempo per andare a lavorare. Sono nato a casa, e non in ospedale: a quel tempo usava ancora, e andò bene, a quanto pare. Appena conquistato l'uso della ragione, mi ritrovavo già circondato di fratelli: i miei primi ricordi ne prevedono tre. Poi sono diventati sei. Li elenco in ordine di età: Antonio (io), Daniele, Ester, Elena, Massimo, Fabiola, Paolo.

Nell'autunno del 1965 mi iscrivono all'asilo delle suore. All'ora di pranzo, in mensa, arrivavano anche quelli delle annesse scuole elementari. Incuriosito dai loro elegantissimi grembiuli neri e fiocchi bianchi, un pomeriggio mi infilo di nascosto tra le fila della prima elementare che - finito il pranzo - rientrava in classe. Una volta in classe la maestra, grande donna, invece di rimproverarmi scoppia a ridere e mi tiene lì. La faccio breve: va a finire che mi adottano e frequento la prima elementare con un anno di anticipo.

A scuola vado subito bene, e mi guadagno la stima e la riconoscenza dei compagni prestandomi volentieri, e anzi con orgoglio, a far copiare i compiti e anche a correggere quelli altrui. Cosa che non ho smesso di fare per tutta la mia carriera scolastica. C'è una sola materia che preoccupa i miei, e che resterà il mio cruccio perenne: la condotta. Vado straordinariamente bene in tutto, ma rimedio costantemente brutti voti in condotta.

Gran bei tempi, allora: una scuola divertente, e 3mesi3 di mare a Porto Recanati. Passo alla scuola media: la musica non cambia. Vado benissimo in tutte le materie, tranne che in condotta.
In seconda media, traviato dall'eccessivo ascolto dei telegiornali (siamo nel 1972), organizzo il primo sciopero totale degli studenti: volevano cambiarci a metà dell'anno l'insegnante di lettere. La preside e i professori, increduli, assistono per 3 giorni alla presenza urlante di 2-300 mocciosi nel piazzale sottostante, con tanto di slogan, anche non elegantissimi: non era colpa nostra se la nuova insegnante si chiamava Panzavuota. Al terzo giorno escono perfino articoli sui giornali locali, e la preside si decide a negoziare con noi. Io sono alla guida della delegazione studentesca. Quando la preside lo scopre ("ma come, proprio tu, Antonio, così bravo!") mi piazza un tiro mancino: telefona a mio padre, cui naturalmente mi ero ben guardato dal raccontare le mie gesta. Il seguito lo immaginate già. Ah, per correttezza di cronaca: la nuova professoressa, la signora Panzavuota, fu senz'altro una delle migliori insegnanti che io abbia mai avuto, molto meglio della precedente che il nostro sciopero voleva "difendere".

Frequento fin dall'infanzia l'oratorio parrocchiale e il campetto di Via Trieste. Gioco a calcio, facendo il portiere. Finisco le scuole medie con un bel "ottimo" agli esami, cosa che tacita le ire paterne per il mio rendimento in condotta.

Mi iscrivo al Liceo Scientifico di Osimo. E' il 1974. Una vitaccia: all'epoca il collegamento migliore, in pullman, prevedeva la partenza da Loreto alle 6.45 del mattino, e quindi sveglia alle 6 in punto. Così per cinque lunghi anni, tutti i giorni: mi ritengo un eroe. La mia classe non è un granché: non li ho mai amati. Mi trovavo meglio con quelli dell'altra sezione, che arrivavano a scuola come me in pullman da Castelfidardo. In quegli anni - come capita a tutti - accadono un sacco di cose: mi innamoro di Patrizia (che sposerò poi nel 1987, dopo 10 anni di fidanzamento); frequento i gruppi ACR (Azione Cattolica Ragazzi), su cui riverso la mia "voglia di impegno"; continuo ad andare molto bene a scuola e - questa è la novità - comincio a studiare sul serio. Anna Ricci, straordinaria docente di lettere oggi in pensione, mi fa innamorare della grammatica e della poesia (e, udite udite, mi dà 10 in condotta perché amava i tipi vivaci! WOW!). E un'altra meravigliosa professoressa (di cui non ricordo il nome, e me ne vergogno: ricordo solo che è nata ad Ascoli Satriano) mi fa innamorare della filosofia, assegnandomi come primo compito un commento alla Vita di Galileo di Brecht.

Arrivo all'esame di maturità, 1978, portando filosofia e fisica (su Antonio Gramsci la tesina di filosofia, sulla appena comparsa teoria dei buchi neri quella di fisica). Tutto ok, supero l'esame con 60/60. Per un paio di settimane dopo l'esame continuo a studiare per fare l'esame di ammissione alla Normale di Pisa (il sito va una volta su tre), dove avrei voluto frequentare il corso di laurea in Informatica. Ma l'attrazione del mare è troppo forte, e mollo tutto.

Così mi ritrovo iscritto alla facoltà di Giurisprudenza dell'Università di Macerata (sito penoso, con tanto di flash e bella collegiale in homepage...). Vado bene anche lì, anzi benissimo. Alla fine di maggio del 1981 (a metà del terzo anno) avevo già dato ventuno esami su ventisei, e nel libretto avevo ventuno 30/30, gran parte dei quali con la lode. Nel frattempo continuavo a darmi da fare con l'Azione Cattolica.

Dino Boffo, oggi direttore del quotidiano Avvenire e all'epoca Segretario Generale dell'Azione Cattolica Italiana, mi propone di andare a Roma, a guidare uno dei tre settori dell'associazione, quello dei Ragazzi (ACR). E' così che nel giugno 1981 mi trasferisco a Roma, dove resterò fino al gennaio 1986, con la carica elettiva di Responsabile Nazionale dell'ACR e come tale Vicepresidente nazionale dell'associazione. A quell'epoca Presidente nazionale era Alberto Monticone, oggi senatore della repubblica (un bel tomo, ve lo raccomando), mentre Responsabile del settore adulti, e vicepresidente come me, era Rosy Bindi, oggi Deputato della Repubblica. Non mi piacque nessuno dei due. [Segue nota aggiunta l'8 giugno 2005:] Ma vi dirò che sto grandemente rivalutando Rosy Bindi, e con le ultime uscite televisive mi sta perfino simpatica. Per lo meno, nella vicenda dei referendum sulla legge 40, ha mantenuto il coraggio di prendere una sua posizione autonoma. Coraggio che Monticone non ha: due giorni dopo aver annunciato che sarebbe andato a votare, me lo sono ritrovato tra i fondatori del Comitato per l'astensione, mah...

A Roma vivevo nella stanza di un palazzo all'inizio della via Aurelia, vicino a Piazza San Pietro, e avevo il mio ufficio nel palazzone di Via della Conciliazione 1. Una meraviglia, la città intendo: in quegli anni ho imparato ad amare anche i romani, il popolo più cinico del mondo, costretto a tanto cinismo per autodifesa, e capace di volgerlo in una forma di umorismo quotidiano straordinaria. E mi sono innamorato della città, di Roma, senza dubbio la città più bella del mondo. E' a Roma che vivo le emozioni dei mondiali di Spagna, con l'Italia campione del mondo: è il 1982.

In quegli anni mi do da fare un casino. E l'ACR conquista sempre maggior peso all'interno dell'associazione. Un'associazione dalla storia gloriosa, l'Azione Cattolica, ma già allora ridotta (anche se non volevo crederci) a trampolino di lancio per la carriera para-giornalistica in RAI o, in alternativa, per quella politica nella Democrazia Cristiana (Rosy Bindi fu l'ultima a fare in tempo a salire sul carro). A me non fregava niente né dell'una né dell'altra, e anzi mi misi a osteggiare (appoggiato dalla "base", come spesso avviene) tale modo di fare che uccideva l'associazione e la asserviva a malcelati scopi tutt'altro che ideali. Fu così che mi guadagnai le ire di quasi tutti gli altri dirigenti. In compenso ebbi l'opportunità di incontrare e conoscere più volte, e privatamente, Giovanni Paolo II: un grande uomo che negli anni successivi la Curia romana e la CEI hanno ridotto al silenzio e all'insignificanza.

Obiettore di coscienza all'uso delle armi, come usava dire allora, negli anni romani svolgo il servizio civile sostitutivo di quello militare presso l'Associazione Carcere e Comunità, di don Germano Greganti. Alcune scene rilevanti: io che scrivo lettere d'amore per conto di un carcerato alla sua amata (immaginaria, naturalmente); uno dei carcerati sniffa, la suora (tale suor Gervasia) lo vede e gli chiede Marco, cos'è quella cosa lì? E lui serafico Prova suora, te apre er respiro, se fa ccosì... e la suora si fa una bella sniffata pure lei; scoppia una rissa tra due carcerati, io cerco di dividerli rimediandoci un paio di calci al posto giusto, ma per fortuna arriva un altro collega obiettore nonviolento che - munito di spranga di ferro - inizia a correre dietro a uno dei due belligeranti urlandogli appresso Fermete che t'ammazzo, te vojo ammazzà!

A gennaio del 1986 torno a casa. Ero partito cinque anni prima con soli cinque esami da fare. Ritornavo cinque anni dopo con ancora tre esami da fare, e la tesi. In realtà già cinque anni prima sapevo che avrei fatto una tesi di laurea in filosofia del diritto su Martin Heidegger, di cui nel frattempo mi ero innamorato, e per il quale avevo anche studiato per essere in grado di leggere in tedesco. E in effetti così avviene: in nove mesi completo gli ultimi tre esami e la tesi di laurea su "Diritto e tempo in Martin Heidegger", un malloppone di 600 pagine che abbiamo letto in due: il relatore della mia tesi e me. Peccato, perché ci sono cose lì dentro che risolvono aspetti su cui il pensiero su Heidegger è ancora incagliato. Chissà, magari un giorno riesco a metterla online. Discuto la tesi nel novembre 1986, presentandomi con ventisei esami sostenuti tra i quali due 28/30 e un 27/30. 30/30, e diverse lodi qua e là, per tutti gli altri. La soddisfazione più grande è stata sentire il relatore, professor Pierfranco Ventura, esordire dicendo "Questa tesi è una delle punte più avanzate negli studi e nella interpretazione del pensiero di Martin Heidegger, e meriterebbe di essere discussa non qui, ma a Tübingen". Mi laureo in Giurisprudenza il 5 novembre 1986 con 110/110 e lode.

Era ora di sposare Patrizia. Fidanzati fin dal 1977: per certe cose arriva un momento in cui o si decide, o si rovina tutto, e non mi andava di rovinare tutto. Con un problema: non avevo la più pallida idea di quali sarebbero state le mie entrate, una cosa di cui non mi ero mai preoccupato. Fare l'avvocato? Già, per cominciare a portare a casa un po' di soldi dopo tre-quattro anni di "pratica". E nel frattempo? Mi metto a fare il venditore di fondi di investimento e polizze vita con Programma Italia spa, la società appena creata, all'epoca, da Ennio Doris (oggi presidente di Banca Mediolanum) e Silvio Berlusconi. Imparo cosa significa vendere "porta a porta". E imparo anche il potere dell'ipocrisia: nessuno dei miei colleghi voleva chiamarsi "venditore", e sarebbe rabbrividito alla sola idea di fare quel mestiere: chi era "consulente globale", chi "consulente finanziario", chi "finance advisor"... duro poco anche lì. Mi promettono un avanzamento di carriera al raggiungimento di un certo risultato. Lo raggiungo, niente avanzamento: via.

A forza di fare selezioni a destra e a manca, incappo in Poltrona Frau, famosa e bellissima azienda marchigiana: è il 1987, vengo assunto e per due anni guadagno due lire. Ma imparo un sacco di cose. Lascio Poltrona Frau nel 1990 per guadagnare un po' di più (ne avevo bisogno, avevo già due figli e un mutuo sulla casa!) in un'azienda piccola, di Tolentino, che faceva lo stesso mestiere di Poltrona Frau: Valdichienti.

Stabiliamo un patto: al raggiungimento di una certa soglia di fatturato, diventerò dirigente. Dopo due anni raggiungo il risultato. Ma il padrone cambia idea (un vizio ricorrente, ho notato, nei padroni). Litigo, e lascio l'azienda. E' il 1993.

Nel frattempo un ex collega di Poltrona Frau stava litigando anche lui. Ci troviamo, e costituiamo insieme una società di progettazione e ingegnerizzazione di prodotti per l'arredamento. Cerco un nome per la società, e lo trovo: Link srl. Di internet - almeno in Italia - non si parlava ancora, ma evidentemente era destino.

Dopo due anni lascio Link al mio socio - che si becca la commessa per la realizzazione degli arredi della nuova sede del Parlamento Europeo a Strasburgo - e raggiungo una piccola ma divertente azienda di produzione di antenne. Nata con la produzione di antenne per autoradio, l'azienda, Dynaflex, si sta spostando (prima in Italia) sulla produzione di antenne per telefonia mobile, che in quegli anni (siamo nel 1995) comincia ad affermarsi. Passo lì altri due anni di grandi soddisfazioni, trattando con clienti di tutta Europa, girando come un matto, e facendo del marchio aziendale un leader riconosciuto nel settore specifico. Indovinate come andò a finire? Non fate lo sforzo, ve lo dico io: andò a finire che avrei dovuto ricevere, a un certo punto, una piccola quota delle azioni aziendali. Ma il padrone, anche stavolta, cambiò idea. Era il giugno 1997, e me ne andavo.

Avevo incontrato internet, nel frattempo, e me ne ero appassionato. Non del "mezzo", ché internet non è un mezzo, ma del luogo, perché internet è un luogo, un posto che prima non c'era, dove puoi incontrare persone che prima non avresti potuto incontrare, e fare cose che prima non avresti potuto fare. Appassionato com'ero di gastronomia, mi misi in testa di creare un sito-bottega, per vendere i prodotti che io avrei selezionato in giro per l'Italia. Lavoro all'idea per un anno e mezzo, coinvolgendo Paolo, l'ultimo dei miei fratelli, e Lorenzo Giuggiolini, un mio amico d'infanzia.

A febbraio 1998 nasce Esperya snc, e a settembre il sito, Esperya.com, è online. Va subito bene, e viene notato da esperti e giornalisti. Non cercavamo nessuno, ma ci cercano loro: nel luglio 1999 firmiamo un accordo con Kataweb spa, attraverso il quale cediamo il 70% di Esperya in cambio di un po' di soldi (ho scoperto dopo che ne chiedemmo pochissimi, rispetto a quello che andava di moda allora...) e della possibilità di gestire una cosa più grande e più importante.

E' stata un'esperienza bellissima. Ma è finita anche questa: l'8 aprile 2002 scopro che il 4 aprile, giorno del mio 42mo compleanno, qualcuno aveva pensato bene di licenziarmi. Adesso sto mettendo in piedi una piazza, Antoniotombolini.com, dove ci saranno tante bancarelle: vendere con la bancarella in piazza, questa è la vera essenza dell'ecommerce, secondo me. Se qualcuno pensa che io possa essergli utile, può scrivermi qui: antonio.t@antoniotombolini.com.

Data storica: il 12 settembre 2003 nasce Matilde. Stefano ha ormai 15 anni e Caterina 13. L'arrivo di Matilde rivoluziona letteralmente, e felicemente, gli assetti familiari.

[Aggiornamento marzo 2005] La piazza diventa un villaggio, e il progetto si chiama Vyta.com. [Aggiornamento settembre 2005] Vyta.com non decolla: il socio di maggioranza (Retail Group spa) ha deciso che con Vyta si fanno più soldi a vendere coca cola e patatine fritte alla stazione, e le nostre strade si dividono.

Settembre 2005. Sto lavorando alla creazione della Divisione Web della San Lorenzo di Imperia. Nonché alla creazione della Simplicissimus Blog Farm. Travolto dalla campagna referendaria per l'abrogazione della legge 40/2004 sulla fecondazione assistita, ho ripreso a fare politica, da radicale. Con un amico, Andrea Vecoli, ho fondato, il 28 agosto 2005, un'associazione politica telematica: Lievito Riformatore.

Mi dicono che in un curriculum bisogna mettere quello che uno sa fare. Vediamo un po':
so leggere parlare e scrivere molto bene in Italiano
so leggere parlare e scrivere bene in Inglese e Francese
so leggere e parlicchiare (ho perso allenamento) in Tedesco
so leggere ascoltare e parlicchiare in Spagnolo
so usare il computer. Ci so fare tutto, anzi, ormai è il computer a usare me
so cos'è internet, e so come si sta in internet
so vendere
so pensare
so viaggiare
so parlare in pubblico, anzi, mi dicono che:
so parlare molto bene in pubblico, per speech, conferenze, seminari, lezioni, trasmissioni radio e TV & affini
[Aggiornamento marzo 2005] So leggere poesie, e adoro farlo
so scrivere molto bene brevi articoli e lunghi saggi, forse anche racconti
so lavorare come una bestia da soma, se necessario
so rimanere in ozio senza limiti di tempo, se possibile
so conquistare la fiducia di chi si rivolge a me con cuore aperto e sincero
so combattere chi si rivolge a me con cuore cattivo e doppio
so giocare a scacchi
so capire se un vino o un alimento è buono o cattivo, e lo so anche raccontare, e so spiegarne il perché
so parlare coi bambini sotto i due anni (quelli che non sanno ancora parlare)
so parlare con le opere d'arte (anzi, capisco che sono vere opere d'arte proprio perché comincio a parlarci)
[Aggiornamento marzo 2005] so correre un'ora al giorno recuperando per correre di nuovo il giorno dopo

Vi dico anche quello che non so fare:
non so eccellere in nessuno sport fisico, [Aggiornamento marzo 2005] anche se dal maggio 2003 ho ripreso a fare sport intensamente (corsa e bodybuilding) e ci ho preso molto gusto
non so rimanere inchiodato a compiti di routine, ma di tanto in tanto lo faccio e mi rilassa
non so dire sì quando penso no, e viceversa, in nessuna circostanza e nei confronti di nessuno
non so rinunciare mai alla libertà di pensare e di dire ciò che penso
non so ancora darmi ragione dell'unico vero problema di tutti noi: che di sicuro ci tocca morire

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